Alleggerire il lavoro del pronto soccorso attraverso la presa in carico dei pazienti meno gravi: questo è l’obiettivo degli ambulatori di intervento rapido, un nuovo tipo di presidi medici che inizierà a essere testato in Toscana a partire dal mese di ottobre. Si tratterà di strutture destinate ai pazienti con problemi medici meno gravi, i cosiddetti “codici minori”, alle quali si accederà su indicazione del medico di famiglia, del nuovo numero europeo per la continuità assistenziale (116117) o in modo diretto.
Al loro interno lavoreranno, in orario diurno, sette giorni su sette, i sanitari della vecchia guardia medica e gli infermieri. In questo modo si intende creare dei centri in cui far fronte a problematiche “a bassa intensità di cure”, evitando di rallentare l’attività dei pronto soccorso di fronte alle emergenze più stringenti.
Nuovi ambulatori alternativi per un soccorso medico mirato
Sarà la Regione Toscana ad avviare, da ottobre, la sperimentazione dei cosiddetti PIR (punti di intervento rapido) per un periodo di sei mesi. Si tratta di ambulatori concepiti per offrire un prima forma di assistenza ai pazienti meno gravi. Al loro interno lavoreranno i sanitari della “continuità assistenziale”, ossia la vecchia guardia medica e gli infermieri, che avranno un ruolo di alta responsabilità.
Questi ambulatori alternativi disporranno di apparecchi atti a misurare i valori del sangue, di un elettrocardiografo connesso in rete e di un ecografo, oltre che di strumenti per i test rapidi. I casi su cui interverranno saranno quelli che si definiscono a bassa intensità di cure: ad esempio, problemi intestinali, ferite superficiali, attacchi di panico, distorsioni e punture di insetti. Ovviamente, qualora i sintomi rilevati facessero pensare a un problema più grave, il paziente verrebbe mandato in un pronto soccorso.
I pronto soccorso: strutture fondamentali ma complesse da gestire
I pronto soccorso sono strutture la cui attività è importantissima, ma che spesso devono far fronte a un carico di lavoro superiore alle proprie possibilità. Per un paziente, infatti, non sempre è facile capire se un malessere sia una reale emergenza o, piuttosto, qualcosa di poco preoccupante. Da un punto di vista umano tutto ciò è comprensibile, ma spesso si corre il rischio di recarsi in tali strutture allarmati da patologie con un basso livello di gravità, rallentando la presa in cura dei casi più urgenti.
Curare i diversi casi in base alla loro priorità può giovare, quindi, all’intero sistema sanitario. Nondimeno, la responsabilità di tutto ciò non può essere caricata sulle spalle dei pazienti: molti di essi infatti, quando si recano al pronto soccorso, sono in cerca di risposte che non saprebbero trovare altrove. È in tale contesto che si inserisce la sperimentazione di strutture alternative ai pronto soccorso, definibili come ambulatori di intervento rapido.
Non solo ambulatori per snellire le pratiche sanitarie
Questa serie di interventi è finalizzata a un unico obiettivo: educare i cittadini bisognosi di cure a non rivolgersi a un’unica tipologia di strutture. In tale ottica va vista anche l’evoluzione del ruolo delle farmacie, a partire dalla pandemia del Covid-19, con un aumento dell’offerta di servizi alla persona, orientati alla prevenzione di varie patologie: ad esempio, le analisi del sangue e delle urine o la misurazione della pressione arteriosa.
Un altro importante contributo a tale processo viene dall’istituzione delle parafarmacie. Esse, infatti, non solo sono abilitate alla vendita di farmaci che non richiedono ricetta medica, ma possono, a loro volta, erogare servizi alla persona, anche se con più limiti normativi. Perché riuscire a diversificare i mezzi d’intervento a tutela della salute può esser vantaggioso per tutti.

