Da quest’anno è disponibile in Italia un nuovo “vaccino” per la bronchiolite. Il virus respiratorio sinciziale (VRS) è una delle minacce più temibili per i più piccoli. E’ responsabile di infezioni delle vie respiratorie che, nei bambini nel primo anno di vita, possono portare a gravi quadri di bronchiolite. Ogni anno il VRS è responsabile di circa 3,4 milioni di ricoveri in ospedale nel mondo con un’alta mortalità, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo.

Da quest’anno è disponibile un farmaco innovativo, il Nirsevimab, contro l’RSV. Si tratta di un anticorpo monoclonale che protegge dall’infezione, come un vaccino, e promette quindi di rivoluzionare la storia della bronchiolite.

La bronchiolite: un grande problema per i più piccoli

Il virus respiratorio sinciziale infetta le vie respiratorie di oltre il 60% dei bambini nel primo anno di vita. Si trasmette per via aerea, tramite goccioline. L’infezione può essere molto grave: il 4% dei bambini colpiti necessita di ricovero ospedaliero, e uno su cinque di questi deve essere ricoverato in terapia intensiva. Inoltre, circa il 40% dei bambini che hanno avuto una bronchiolite da VRS sviluppa broncospasmo ricorrente o asma negli anni successivi.

Gli studi condotti sul nuovo vaccino per la bronchiolite hanno dimostrato che la sua somministrazione è associata a una riduzione dell’80% delle infezioni respiratorie da VRS che richiedono assistenza medica, ma anche a una diminuzione di ricoveri fino al 90%.

Nirsevimab: una rivoluzione per la salute dei più piccoli

Non abbiamo un vaccino per la bronchiolite. Fino ad oggi la prevenzione dell’infezione da VRS si è basata sull’utilizzo di un farmaco, il Pavilizumab, che però richiede una iniezione al mese per tutta la stagione epidemica. Si tratta quindi di un medicinale complesso da utilizzare, che per questo motivo è sempre stato riservato solo a bambini particolarmente fragili, come i nati prematuri o con cardiopatie.

Da quest’anno è disponibile un nuovo farmaco, il Nirsevimab, che promette di rivoluzionare la storia delle infezioni da VRS nei più piccoli. Si tratta di un anticorpo monoclonale, ossia un particolare tipo di anticorpo creato in laboratorio, che impedisce al VRS di entrare nelle cellule dell’apparato respiratorio infettandole. Non è un vero è proprio vaccino per la bronchiolite, ma protegge nello stesso modo. Rispetto al farmaco usato precedentemente, il Nirsevimab garantisce una protezione per tutta la durata della stagione epidemica con una sola somministrazione. Il suo utilizzo può essere quindi allargato a tutti i nuovi nati.

Un non-vaccino per la bronchiolite: come funziona l’immunoprofilassi

Come abbiamo detto, il Nirsevimab funziona come un vaccino per la bronchiolite, non è però un vaccino nel senso stretto del termine. I vaccini classici, come ad esempio quello per l’influenza, inducono una risposta immunitaria con la produzione da parte del nostro organismo di anticorpi specifici. Il Nirsevimab invece non è un vaccino per la bronchiolite, ma un anticorpo prodotto in laboratorio che impedisce al virus di entrare nelle nostre cellule, infettandole.

Il Nirsevimab è già disponibile in molte regioni italiane, anche se non in maniera del tutto omogenea sul territorio nazionale. È consigliato per tutti i nuovi nati da ottobre 2024. La somministrazione avviene alla nascita o nelle prime settimane di vita e protegge i neonati dal VRS per tutta la stagione epidemica. Poiché la bronchiolite è una malattia pericolosa solo nel primo anno di vita, non è necessario ripetere l’immunizzazione nei bambini sani.

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Caterina Poli

Medico Chirurgo con focus sulla salute materno-infantile. Credo in un tipo di informazione chiara e accessibile a tutti, ma sempre rigorosa. Amo parlare di salute, benessere e diritti. Collaboro con Buonenotizie e partecipo al laboratorio di giornalismo costruttivo.

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