Quando si parla di chirurgia e di tumore al cervello, le maggiori speranze per il futuro gravitano attorno alle tecniche mediche d’avanguardia. In Italia, da oltre 10 anni, si registrano successi nella pratica della neurochirurgia da svegli, detta anche “in awake“. Si tratta di una tecnica, studiata in tutto il mondo, ideale per rimuovere alcuni tipi di tumore e praticata in anestesia locale, con il paziente in stato di lucidità. Tra i suoi vantaggi principali c’è quello di poter monitorare, durante l’intervento chirurgico, le funzioni pratiche e cognitive del paziente, in modo da non toccare le aree del cervello deputate al linguaggio e al movimento.
Le équipe di alcune strutture ospedaliere italiane hanno dimostrato la sua efficacia in molti casi clinici, riuscendo ad asportare la maggior parte di tessuto delle masse tumorali senza danni collaterali.
L’Italia e il suo rapporto consolidato con la chirurgia d’avanguardia
L’Italia è un Paese in prima linea nello studio di soluzioni che consentano d’intervenire sui tumori preservando la qualità della vita delle persone. Per tale ragione la awake surgery, o chirurgia da svegli, è praticata anche nelle strutture della Penisola, con una frequenza destinata ad aumentare nell’immediato futuro. Le équipe mediche italiane la impiegano soprattutto per trattare i gliomi, un tipo di formazione in cui rientra il 30% di tutti i tumori al cervello. Inoltre, essa è utilizzabile anche per alcune forme di epilessia resistente ai farmaci o lesioni vascolari.
Nel 2018, l’ospedale San Giovanni di Roma vide il suo primo intervento di questo genere. Si trattò del caso d’una giovane donna a cui era stato diagnosticato un tumore cerebrale in seguito a una crisi epilettica. La mancata compromissione delle più importanti aree cerebrali fu possibile grazie a un processo di mappatura della corteccia, attuato durante l’operazione, che utilizzava la stimolazione elettrica. Tale sistema, tutt’oggi, fornisce indicazioni accurate sulla distribuzione di alcune aree del cervello, consentendo di massimizzare la rimozione del tessuto tumorale e contribuendo a migliorare la prognosi.
Tuttavia, ci sono anche strutture italiane in cui la awake surgery ha già una lunga tradizione. A Cremona, ad esempio, nel 2023 si è praticato il cinquantesimo intervento in awake su una paziente bilingue. La donna, un’insegnante, ha potuto in tal modo essere curata senza alcuna compromissione delle capacità linguistiche, di primaria importanza nella sua professione.
Ad Ancona, 10 anni di eccellenza nella cura in awake del tumore al cervello
Tra gli aspetti più rilevanti della neurochirurgia in awake c’è il fatto che i pazienti, durante un intervento, sono incoraggiati a compiere determinate azioni proprio come farebbero nella vita quotidiana. Questa apparente bizzarria ha lo scopo di evidenziare, grazie al sistema di mappatura della corteccia cerebrale, proprio le aree che si attivano mentre il paziente agisce, consentendo ai medici di preservarne la funzionalità. Inoltre, non bisogna sottovalutare l’aiuto psicologico che il paziente può trarre dal fatto di essere concentrato su un’altra attività, distraendosi rispetto al lavoro del chirurgo.
L’ospedale di Torrette, ad Ancona, ha senz’altro un rapporto d’eccezione con la neurochirurgia in awake. Qui, fino a oggi, sono stati effettuati circa 200 interventi su pazienti svegli nell’arco di 10 anni. Tra le storie che il personale della struttura può raccontare, colpisce particolarmente quella che ha riguardato una ragazzina albanese affetta da un tumore al cervello. Durante la sua operazione, le è stato permesso di avere una conversazione telefonica con la mamma, affinché potesse darle forza e tranquillizzarla.
Un altro caso verificatosi ad Ancona mostra i possibili vantaggi del metaverso e della realtà virtuale posti al servizio della chirurgia. Un paziente di 30 anni, che doveva esser sottoposto a un’operazione al cervello in awake, ha indossato un visore di realtà virtuale in grado di indurre uno stato di rilassamento. In questo modo, è riuscito a gestire al meglio lo stress derivato da tale situazione.
Una rivoluzione avvenuta in pochi anni, proiettata verso il futuro
La possibilità di effettuare operazioni al cervello mantenendo il paziente sveglio, senza provocargli dolore, era qualcosa d’inimmaginabile fino a pochi anni fa. Inoltre, è importante sottolineare che la chirurgia in awake consente d’intervenire sui tumori con maggiore precisione rispetto ad altre tecniche, proprio perché evita di toccare il resto del cervello. Di conseguenza, la rimozione delle formazioni cancerose è più completa e il rischio di recidiva diminuisce.
Allo stato attuale, visto il peso sempre crescente delle nuove tecnologie nel campo della medicina, ci si interroga sul ruolo che l’intelligenza artificiale potrà avere nel futuro della neurochirurgia in awake. L’auspicio di chi opera nel settore è che l’AI migliori ulteriormente il monitoraggio dei pazienti, in modo che il chirurgo possa creare una più stretta interazione con la persona operata. Qualsiasi avanzamento tecnico della neurochirurgia dovrà essere ritenuto della massima importanza, in quanto porterà la medicina sempre più vicino all’obiettivo di sconfiggere ogni forma tumorale.
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