La previsione dei terremoti non è ancora scienza.

Il terremoto del 29 dicembre 2020 a Petrinja in Croazia e i terremoti avvertiti a Verona poche ore dopo hanno riportato alla ribalta il fenomeno dei movimenti sismici della crosta terrestre. La scienza sta facendo passi avanti nello studio di questo tipo di accadimenti naturali, sia dal lato della prevenzione, sia dal lato della previsione. Su quest’ultima possibilità di arginare gli effetti dei terremoti si discute molto con la certezza che, per ora, non si hanno evidenze scientifiche ripetute per poter dire che la previsione è possibile. Alcuni studi, tuttavia, si stanno avvicinando rapidamente al traguardo.

Il radon, possibile precursore del terremoto

Antonio Moretti, professore dell’Università degli studi dell’Aquila, afferma che il radon è uno dei pochi precursori del terremoto confermati da molti decenni di ricerca. “Quello che è realmente quantificato -dice – e verificato sperimentalmente è proprio la variazione dell’emissione di fluidi profondi lungo i piani di faglia”.

Il radon è infatti, un gas che ha origine nella profondità della crosta terrestre. Oltre a essere un gas mobile e nobile, il quale quindi non interagisce con altri elementi, è radioattivo. Grazie a queste caratteristiche è facilmente misurabile con appositi rivelatori. Il radon, prima di un terremoto, nel momento in cui la faglia accumula energia, per poi spigionarla sotto forma di sisma, tende a muoversi e a risalire verso la superficie terrestre. Si accumula nelle acque limitrofe in cui la temperatura tende ad aumentare per lo stress subito dalla faglia.

L’obiettivo è chiaro: misurare l’anomala quantità di radon nell’atmosfera nei luoghi in cui accadono fenomeni sismici per poter capire se il suo rilascio nell’aria può essere considerato un dato scientifico per prevedere un terremoto. Ma si tratta di un obiettivo che ha bisogno di molte rilevazioni ripetute negli anni.

Movimenti della faglia sotto l’occhio dei ricercatori

“Uno studio congiunto del Cnr-Iac e dell’Ingv prevede un possibile terremoto di magnitudo 6 tra poco più di tre anni presso la cittadina di Parkfield in California, grazie all’analisi dell’evoluzione dell’attività sismica di un segmento della faglia di San Andreas” – afferma il Consiglio Nazionale delle Ricerche.

Sono stati i ricercatori italiani, Mauro Picone, Giovanni Sebastiani e Luca Malagnini, a realizzare lo studio che ha previsto questo terremoto lungo una delle più famose faglie del mondo, quella di Sant’Andrea in California. Hanno studiato i movimenti della faglia e la storia di quel luogo. Sono risaliti al fatto che, dal 1857 al 1966, hanno avuto luogo 6 terremoti, tutti con un intervallo di tempo medio di 22 anni. Lo studio calcola ogni 150 giorni la variazione dello spostamento del baricentro all’interno della faglia in questione, riportando una curva che oscilla, fenomeno dovuto al ciclo naturale di siccità-piovosità.

Un terremoto in arrivo nel 2024

I ricercatori hanno analizzato i loro dati in possesso e sono riusciti a mettere insieme evidenze statistiche che, dallo studio del movimento di questa curva, portano al risultato che nel 2024 quella cittadina potrà essere interessata da un forte movimento della faglia. Un’oscillazione anomala. Proprio perché i dati scientifici mostrano che in quel posto in particolare, le due croste terrestri a contatto, si muovono con ciclicità. Naturalmente rimane il problema della ripetibilità empirica del fenomeno che, essendo un evento naturale, si può studiare solo con tempi lunghissimi. Questo allontana la possibilità che questi studi siano classificabili come metodi scientificamente provati di previsione dei terremoti.

I satelliti italo-cinesi che potranno prevedere i terremoti

Si chiama missione Cses-Limadou ed è una collaborazione tra l’agenzia spaziale cinese e quella italiana. L’obiettivo è quello di lanciare alcuni satelliti che possano misurare le onde gravito-acustiche emesse dalla Terra prima dei fenomeni sismici. Il primo e unico satellite del progetto lanciato finora, il Cses-01, è riuscito ad analizzare queste onde il 5 agosto 2018 passando sopra il luogo di un terremoto a Bayan, in Indonesia, sei ore prima e al momento del sisma.

Da questo primo evento rilevato è nato uno studio matematico ispirato dal lavoro del ricercatore italiano Mirko Piersanti dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. Il modello matematico predittivo è già stato testato su sei fenomeni sismici. La missione ha il progetto di lanciare in orbita 12 satelliti che coprano con immagini e rilevamenti dall’alto l’intero globo, per capire in anticipo quando la terra si muoverà.

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