40mile le donne in piazza contro violenza e abusi

By 26 Novembre 2007 Società

Sono oltre sei milioni le donne italiane che hanno subìto abusi fisici o sessuali nel corso della vita. Un dato allarmante a cui le donne rispondono in 40 mila, scendendo in piazza a Roma. Il corteo, organizzato da oltre 400 associazioni, ha voluto celebrare la giornata ONU per l’eliminazione della violenza contro le donne indetta per il 25 novembre. Durante la manifestazione non sono mancate incongruenze, come la cacciata ‘dei maschi’: fra gli altri, due cronisti e un fotografo allontanati perché poco graditi in un raduno ‘delle donne, per le donne’. Presenti – ma fischiate – alcune personalità istituzionali che si sono unite al gruppo. Le organizzatrici di una manifestazione nata dal basso si giustificano dicendo che – data la gravità del problema – è necessario lottare contro la violenza in modo trasversale, cioè lontano da partiti politici e da strumentalizzazioni.

Ma oltre le polemiche ci sono le tante donne violate.
Gli ultimi dati ISTAT parlano di un fenomeno – quello dei maltrattamenti – che si consuma prevalentemente in famiglia. Le più a rischio sono le donne giovani e divorziate, ma nel 96% dei casi, loro non denunciano. Ininfluente lo status sociale: le donne maltrattate e silenziose sono anche laureate e dirigenti d’azienda, libere professioniste e magari con un buon reddito. E’ in aumento, anche in Italia, una particolare forma di abuso, quello economico: donne lavoratrici costrette a giustificare ogni più piccola spesa, a cui è impedito di utilizzare il proprio denaro. Ma molte donne considerano le violenze parte della normale vita quotidiana. Ne parla anche il premier Romano Prodi, con una lettera inviata al ministro per le pari opportunità Pollastrini: “La giornata internazionale contro la violenza alle donne – sottolinea il premier – ci obbliga a prender coscienza di un problema grave, che il nostro Paese deve contrastare con il massimo sforzo. Dobbiamo educarci sin dall’infanzia, nella scuola e dove si formano i nostri ragazzi, a rapporti corretti e non violenti”.

Molte associazioni raccolgono la sfida e tendono una mano alle donne. Secondo la ONG Amnesty International, è l’istruzione la chiave per fermare il ciclo della violenza e della povertà. “Troppe bambine – rende noto Amnesty – vengono assalite nel tragitto da casa a scuola, vengono spintonate e picchiate all’interno delle strutture scolastiche, vengono derise e insultate dai loro compagni, umiliate e costrette a veder circolare sui cellulari o via internet dicerie sul loro conto”. Per l’associazione è necessario creare, nelle scuole di tutto il mondo, seri programmi di intervento rapido contro le molestie e gli abusi. Anche Pangea – associazione creata per i diritti delle donne – in occasione del 25 novembre si è messa al lavoro, lanciando la campagna “Noi non le dimentichiamo”. L’obiettivo è raccogliere fondi per le donne di Kabul. Lo strumento è il microcredito, un piccolo prestito- tra i 120 e i 400 euro – per finanziare semplici progetti che permettono a gruppi di donne senza speranza di affrancarsi dalla dipendenza e dalla fame. E’ anche per questo che si è sfilato in piazza.

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