Il marketing senza autorizzazione diventa reato

By 4 Settembre 2008 Società

La pubblicità indesiderata diventa reato penale. Almeno quella inviata via fax o email ad ignari utenti-consumatori. Lo ha deciso il Garante per la protezione dei dati personali che ha vietato ad una serie di società specializzate nella realizzazione di banche dati l’ulteriore trattamento di nomi, indirizzi e numeri di telefono. Il garante aveva già bacchettato nel 2006 alcune aziende dal marketing “aggressivo”, ma oggi le misure repressive diventano più severe, rientrando nella sfera penale. Diffondere informazioni senza autorizzazione può costare fino a tre anni di carcere.

“Sono misure che chiediamo da un anno e siamo soddisfatti della loro applicazione – ha commentato Presidente dell’Adoc Carlo Pileri – perché milioni di utenti sono esasperati da questo fenomeno invasivo”. Le società incriminate hanno giustificato il loro molesto invio specificando che i numeri di telefono e i nomi si trovavano su elenchi telefonici accessibili a tutti. Ma il garante è categorico: le comuni liste telefoniche sono utilizzabili solo per comunicazioni interpersonali, perché le persone coinvolte non hanno mai fornito alcun consenso per il loro uso a fini di marketing.

E per le società che – dopo aver pubblicizzato senza consenso l’ultimo servizio all’avanguardia o il telefonino all’ultima moda – decidono di correre ai ripari ci sono tempi duri. L’autorizzazione deve essere chiesta prima e non attraverso la segnalazione pubblicitaria o addirittura dopo l’invio.

Il provvedimento anti-pubblicità scatta anche per alcune note aziende come Wind, Fastweb, Tiscali e Sky che avevano utilizzato dati di “dubbia” provenienza per reclamizzare le loro ultime offerte.

Stop a e-mail e fax spazzatura che intasano i nostri uffici, alimentando anche un inutile spreco di carta promuovendo prodotti e servizi indesiderati. Senza parlare poi del tempo che ogni mattina dedichiamo a cestinare lo spam. Certo esistono efficaci programmi-filtro per facilitare il lavoro di pulizia della casella elettronica, ma quando si parla di diritti non ci si può certo affidare alla buona volontà di qualche operatore lungimirante.

“Accogliamo con soddisfazione l’adozione di queste misure da parte del Garante – conclude Pileri – perché i cittadini sono stufi di ricevere telefonate inopportune a qualsiasi ora della giornata e di assistere ad un palese trattamento illecito dei loro dati personali, con conseguente violazione del diritto alla riservatezza.

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