Un raggio di luce sulle donne in Afghanistan e il riconoscimento di un diritto fondamentale.

Le donne in Afghanistan potranno vedere il loro nome stampato sui documenti di identità dei figli. Il governo ne ha ufficialmente autorizzato la stampa.

I diritti delle donne afghane dal 1996 ad oggi

Nel 1996, con l’insediamento dei Talebani in Afghanistan, le donne si sono viste private di numerosi diritti, finendo così nell’ombra degli uomini a loro più vicini. Diventava impossibile guidare, frequentare la scuola e avere il proprio nome sul documento d’identità. Un rapporto della BBC di Mahjooba Nowrouzi racconta la vita precedente alla legislazione attuale:

L’uso del nome di una donna in pubblico è disapprovato e può essere considerato un insulto. Molti uomini afghani sono riluttanti a dire in pubblico i nomi delle loro sorelle, mogli o madri. Le donne sono generalmente indicate solo come la madre, la figlia o la sorella del maschio più anziano della loro famiglia, e la legge afghana impone che solo il nome del padre debba essere registrato su un certificato di nascita.

In pratica si è creata una situazione in cui, in assenza del padre, la madre non poteva far nulla per il figlio. Un rapporto della Thomson Reuters Foundation riporta la testimonianza di Wida Saghari, un’attivista per i diritti delle donne in Afghanistan, residente a Kabul, e madre single. A seguito del divorzio, ha dovuto iscrivere il figlio a scuola in ritardo, costretta ad aspettare la presenza del marito.

Un passo piccolo ma incisivo verso l’emancipazione delle donne in Afghanistan

Dopo la caduta del regime dei talebani nel 2011, le donne afghane hanno lottato, riguadagnando il diritto di andare a scuola, di votare e di lavorare. Un primo coronamento degli sforzi e delle lotte è finalmente arrivato. Il comitato per gli affari legali del gabinetto, ha accettato la proposta per cambiare la legge in modo definitivo.

L’emendamento cambia la definizione di identità, la nuova identità comprende il nome della persona, il cognome, il nome del padre, il nome della madre e la data di nascita“, dichiara il portavoce del governo Mohamed Hedayat al “New York Times”.

La presenza del nome materno implica un riconoscimento reale e giuridico, spalanca le porte per le rivendicazioni dei diritti e ha risvolti positivi e concreti nella vita quotidiana.

Il cambiamento del sistema di identificazione riguarda il ripristino del diritto più importante e naturale delle donne, un diritto che viene loro negato. Stampando il suo nome, diamo alla madre il potere, e la legge le conferisce determinate autorità per essere una madre che può, senza la presenza di un uomo, ottenere documenti per i suoi figli, iscrivere i suoi figli a scuola, viaggiare” – sostiene Laleh Osmany.

#whereismyname? Finalmente, sulla carta d’identità

A farsi portavoce della gioia nata dalla notizia, Laleh Osmany e Tahmina Arian, attiviste per i diritti delle donne in Afghanistan e capofila del movimento #whereismyname. Un hashtag che – si può dire – ha fatto la storia. Una campagna lanciata tre anni fa che ha riscosso un grandissimo successo tramite i social. Mai si sarebbero immaginate di raccogliere il sostegno di celebrità di alto profilo e membri del parlamento.

In Afghanistan c’è una tradizione che proibisce di chiamare in pubblico le donne con il loro nome, è considerato peccato. […] Il nome delle donne afghane non compare nemmeno nei loro documenti, nel certificato di nascita, nelle prescrizioni del medico, negli inviti di matrimonio, nei certificati di nascita dei bambini o anche nel certificato di morte e nella pietra del cimitero. […] D’ora in poi, i nomi delle madri verranno stampati accanto al nome dei padri.” racconta Tahmina Arian.

Certamente non tutti gli afghani appoggiano questo passo verso l’emancipazione della donna, e specialmente le realtà rurali più isolate oppongono resistenza. Prontamente arriva la risposta di Laleh Osmany:

La maggior parte dei limiti per le donne nella società non ha alcun fondamento nella religione, e me ne sono resa conto in profondità nei miei quattro anni come studentessa di diritto islamico. Nell’Islam non c’è nulla che limiti l’identità delle donne.

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