La strada verso la parità di genere non subisce arresti e diventa digitale.

Il detto “l’unione fa la forza” sembra calzare a pennello per descrivere l’ampia partecipazione, attraverso vari movimenti e iniziative, per promuovere la parità di genere, uno dei 17 obiettivi dell’Agenda 2030, anche durante la pandemia. Sono diverse le donne che hanno raggiunto traguardi importanti sul piano economico, politico e sociale in questi mesi. L’emergenza sanitaria non le ha fermate. Riunite in movimenti locali e internazionali hanno infatti collaborato intensamente, anche a distanza, ottenendo risultati tangibili.

Il caso più eclatante è stato il referendum che il 25 ottobre, che ha visto il Cile sostituire la vecchia Costituzione con quella attuale. Dopo mesi di incessante attivismo da parte del gruppo Las Tesis, sfociato poi in un partito politico femminile, ci siamo trovati di fronte alla prima costituzione paritaria al mondo: sarà infatti composta al 50% da uomini e al 50% da donne. Un doppio traguardo se consideriamo che è stata redatta in un Paese che fondava i suoi principi su una società patriarcale.

L’Italia “in movimento”

Anche in Italia i movimenti a favore della parità di genere e la politica si stanno intrecciando. L’articolo 23 della Carta Europa dei diritti recita che “la parità tra uomini e donne deve essere assicurata in tutti i campi”. Ed è questo il principio su cui si basano movimenti come Il giusto mezzo, movimento nato a favore delle donne e avviato in Italia con lo scopo di promuovere interventi strutturali riguardo l’occupazione femminile e la parità di genere. “Le donne sono tra coloro che hanno subìto maggiormente gli effetti della pandemia, soprattutto dal punto di vista occupazionale” – racconta Cristina Tagliabue, ideatrice del movimento insieme a Mila Spicola – “Solo nel sud sono 470.000 le donne rimaste senza lavoro: una situazione allarmante che ci spinge a proseguire la sensibilizzazione soprattutto nei confronti del Governo e delle istituzioni. Per noi è importante stabilire obiettivi che prevedano interventi infrastrutturali, a lungo termine. Il nostro scopo non si basa sul singolo obiettivo come può considerarsi un compenso economico, ma qualcosa di più lungimirante”. L’ideatrice del movimento ci conferma inoltre che attività e iniziative a favore della causa hanno visto un elevato coinvolgimento in questi mesi e l’incremento dell’uso del digitale ha sicuramente contribuito in questo senso.

Il libro The New Power di Jeremy Heimans e Henry Timms descrive egregiamente il nuovo potere della tecnologia e l’impatto che ha avuto anche nei riguardi dei movimenti come MeToo, nato nel 2017 in risposta allo scandalo Harvey Weinstein, è un esempio citato nel volume come prova tangibile della nuova forza.

Il Recovery Fund è stata l’occasione giusta per dare voce a un impegno pregresso che si è concretizzato con la risoluzione di maggioranza del governo nell’esprimere la volontà di impiegare, in forma prioritaria, “una somma consistente per la promozione dell’occupazione femminile”. Ne ha dato l’annuncio Laura Boldrini, parlamentare del partito democratico (e sostenitrice del movimento), sul suo profilo Twitter, sottolineando che l’occupazione femminile in Italia è al 48%. “Se arrivasse al 60% il PIL italiano crescerebbe di 7 punti percentuali”.

Alcuni partner del movimento hanno scelto di contribuire in maniera creativa. È stato il caso di #datecivoce, nato come strumento per la parità di genere nella task force di Colao e nel comitato tecnico-scientifico presieduto da Domenico Arcuri, che ha sfruttato i social per organizzare flashmob virtuali riscuotendo un forte successo: è bastato il primo per mobilitare 86 associazioni con 48 milioni di potential impression generate su Twitter. E non parliamo di sole donne: anche la componente maschile ha infatti mostrato una certa sensibilità a riguardo.

L’ultima notizia è di appena pochi giorni fa e ci informa di un riconoscimento importante: il Parlamento Europeo si è espresso in merito al Recovery Fund richiedendo valutazioni d’impatto di genere obbligatorie dei piani nazionali.

L’educazione prima di tutto.

Credere nell’incremento dell’occupazione femminile e abbattere le frontiere della disuguaglianza di genere non sembra dunque essere un’utopia. Aumentare il livello di consapevolezza nell’opinione pubblica è certamente essenziale.

Un vademecum pubblicato dall’Istat approfondisce il concetto e spiega quanto sia fondamentale anche la promozione, nell’offerta formativa della scuola, dell’educazione alla parità di genere per il superamento dei ruoli e degli stereotipi di genere.

Indicazioni chiare e precise che non vogliono attese, ma rapidi interventi. Anche in previsione degli obiettivi dell’Agenda 2030 per cui il punto 5 cita espressamente: “Raggiungere l’uguaglianza di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazze”. Per le donne questo significa speranza.

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