Il tema della violenza sugli uomini è ancora un tabù, ma esiste. E la legge italiana se ne sta occupando.

La violenza non dovrebbe avere genere, ma se si parla di violenza sugli uomini pare proprio che ce l’abbia. In Italia, secondo l’Istat, tra il 2015 e il 2016 sono stati 3 milioni 574 mila gli uomini che hanno subito molestie sessuali. Nel 2012, secondo uno studio dell’Università di Siena, 5 milioni di uomini hanno subito lo stesso tipo di violenze subite dalle donne.

La violenza sugli uomini è soprattutto psicologica

Secondo Massimo Arcidiacono, fondatore insieme ad Alessandro Granieri Galilei di Avu, Associazione violenza sugli uomini, la violenza subita dai maschi da parte delle femmine è prevalentemente psicologica e di stampo ricattatorio. “È tra i congiunti che si verificano le situazioni più rilevanti. Se nelle dinamiche di coppia l’uomo sfoga la rabbia per lo più dal punto di vista fisico, le donne agiscono di converso sulla psiche dell’uomo“.

L’ambito prevalente in cui si consumano le violenze sono i matrimoni falliti, soprattutto quando di mezzo ci sono figli. Nonostante la legge italiana preveda l’affidamento condiviso (legge 8 febbraio 2006, n. 54), nella pratica i padri separati spesso si vedono sottrarre arbitrariamente i figli, potendo contribuire al benessere della famiglia unicamente dal punto di vista economico.

Le donne esercitano soprattutto la violenza psicologica sugli uomini, che può sfociare in vera e propria alienazione parentale. Fare “terra bruciata” tra gli affetti dell’ex partner, impedirgli di vedere i figli, vessarlo psicologicamente se non in grado di provvedere economicamente alla famiglia. Lo stigma sociale impedisce spesso agli uomini di denunciare: si ritrovano quindi vittime di quella stessa cultura maschilista e machista che causa i femminicidi.

violenza sugli uomini

Le realtà che aiutano le vittime di violenza

Non in tutti i matrimoni falliti c’è violenza, ma per molti padri separati la fine di un matrimonio significa anche il fallimento della propria indipendenza economica, della propria dignità di padri e della propria reputazione di uomini. Per questo sono attive nel nostro Paese molte associazioni e realtà che, analogamente a quelle che accolgono donne, si propongono di informare, accogliere e consigliare uomini vittime di violenza.

Strutture come Caritas possono aiutare chi ha perso il lavoro o si trova in difficoltà a mantenerlo. Esistono anche sportelli che forniscono assistenza, come Gesef, associazione di supporto ai padri separati. Molte associazioni affiancano l’uomo maltrattato nel percorso di ricostruzione dell’autostima e nella terapia psicologica. Allo stesso tempo, però, operano anche nei confronti dei maltrattanti, accogliendoli e “rieducandoli” in modo da smantellare la figura tossica responsabile della violenza sugli uomini come sulle donne.

Non molti centri di accoglienza per donne, però, si rendono disponibili ad accogliere anche uomini vittime di violenza. Permane l’idea che la violenza sugli uomini non esista o che non sia grave quanto quella femminile.

violenza sugli uomini

Cosa fa la legge per i padri separati?

La legge italiana tutela entrambe le parti in caso di divorzio: ma troppo spesso nella sua applicazione i diritti dei padri vengono messi in secondo piano. Prima del 2006 il tribunale aveva il compito di stabilire a quale genitore dovessero essere affidati i figli in via esclusiva. Nel 2006 è stato invece messo a regime il principio dell’affido condiviso: ciò ha determinato un sensibile aumento del ricorso a questa modalità, rispetto a quella di affido esclusivo alla madre.

Secondo il senatore della Lega Simone Pillon lo Stato italiano non sta facendo abbastanza per tutelare i padri separati. Per questo nel 2018 ha presentato un ddl, rimasto sulla carta e fortemente osteggiato. Il ddl Pillon prevedeva mediazione civile obbligatoria a pagamento, equilibrio e tempi paritari nell’affido, mantenimento dei figli ripartito tra entrambi i genitori e il contrasto all’alienazione genitoriale.

Le critiche vertevano sul fatto che la separazione sarebbe diventata più difficile e onerosa, privilegiando il soggetto più agiato. No secco alla bigenitorialità obbligata, anche a discapito della stabilità del minore e soprattutto all’assenza della violenza come argomento alla base dell’iter per la separazione. Questo ultimo aspetto andrà necessariamente approfondito dalle prossime legislazioni, perché può essere centrale per rimettere al centro la figura paterna nella separazione, facendo leva sulla violenza sommersa e dimenticata di cui anche gli uomini sono oggetto.

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