Il programma di Biden punta al dialogo con Teheran sul nucleare. Una questione interrotta che porterà nuovi vantaggi per tutti.

Il presidente iraniano Hassan Rohani e il neo-eletto Joe Biden riprenderanno presto il dialogo sul nucleare abbandonato da Donald Trump. La firma del trattato cambierebbe, in positivo, l’economia globale, compresa quella europea.

Rohani, in un discorso alla nazione nel Dicembre 2020, ha ribadito che Teheran non intende rinegoziare l’intesa del 2015 e ha sostenuto che gli Stati Uniti potranno firmare il Joint Comprehensive Plan of Action (Jcpoa) senza porre modifiche. In sintesi il trattato prevede il controllo del nucleare iraniano; questo consentirebbe all’Iran un alleggerimento dei dazi e nuovi vantaggi per l’Occidente.

Interviste incrociate fra Iran e Stati Uniti per la questione nucleare

Per poter avere una panoramica globale, sono state intervistate due studiose: Zahra Vakili, storica di Isfahan (intervistata tramite Telegram) e Pamela Leonardi, dottoranda in economia presso l’Università degli Studi di Torino, italo-americana (intervistata tramite Zoom). Le domande incrociate mostrano quanto l’idea di unità sia predominante in entrambi i Paesi.

Zahara vive ad Isfahan, insegna storia moderna e islamica all’università di Isfahan e organizza workshop di lettura per bambini. Grazie al suo lavoro, ha viaggiato spesso in Europa e il suo sogno è visitare New York.

“Abbiamo atteso con il fiato sospeso i risultati delle elezioni americane. Nessun iraniano nutre astio verso gli Stati Uniti: quelle sono reazioni storiche che hanno coinvolto i nostri padri, ma noi giovani vorremmo il dialogo e l’apertura. Durante il governo Obama i dazi erano stati attenuati, in tutto l’Iran c’era ottimismo e più ricchezza; con l’arrivo di Trump, i suoi tentativi di mettere in cattiva luce il nostro paese e il ripristino dei dazi, hanno nuovamente creato un clima di sfiducia. Come se non bastasse il Covid ha davvero messo in ginocchio il paese che è, sì, ricco grazie al petrolio, ma deve pagare enormi tasse per beni di prima necessità.
Il presidente Rohani ha presentato agli Stati Uniti il trattato del 2015, quello che Trump aveva rifiutato: l’intenzione è quella di non fare negoziati o modifiche ad un progetto che nel 2015 era già stato considerato valido per entrambi i paesi. La richiesta di Rohani è quella di firmare per il nucleare, per aprire in futuro un nuovo dialogo. Questo poterà  alla creazione di nuovi mercati che saranno un guadagno anche per l’Europa. A giugno 2021 ci saranno le elezioni presidenziali in Iran, e Rohani vorrebbe concludere l’accordo prima che queste abbiano inizio.
La presenza di Biden è vista da tutti noi come una ventata di ossigeno per il Paese che potrà auspicare un allentamento dei dazi, con una conseguente miglioria della vita per tutti. Negli ultimi cinque anni abbiamo avuto un’inflazione del 400%: a volte, comprare il pane, era privilegio per pochi. Non è giusto che un altro paese decida per te con chi puoi o non puoi commerciare, e questo viene fatto molto spesso in Medio Oriente.
Io sono convinta che si potenzieranno le relazioni con l’Europa; spero che per noi iraniani diventi possibile, seppur non nell’immediato, viaggiare ovunque ed essere considerati cittadini del Mondo. È probabile che nel tempo migliorino anche le relazioni con l’Arabia Saudita e con Israele, fortemente condizionate dalle decisioni americane”.

Pamela è italo-americana, è nata a Philadelphia, ma oggi vive a Torino per terminare un dottorato internazionale in economia. E’ sempre stata affascinata dal Medio Oriente, ma per anni ha avuto una considerazione negativa dell’Iran. Dopo aver seguito dei corsi di archeologia iranica sogna di poter visitare Persepoli e recarsi in Persia.

La famiglia di mia madre è democratica, da sempre. Ero a Torino, sintonizzata sulla CNN: quando è stata annunciata la vittoria di Biden abbiamo esultato. Sono sicura che la sua linea politica sarà ponderata: lui stesso è un uomo preparato, anche se un po’ anziano.
Ho sempre tifato per Obama. Ricordo l’anno in cui sono stati firmati alcuni trattati con l’Iran: seppur con un po’ di dubbi su questo paese, che ci era sempre stato presentato come nemico, avevo iniziato a documentarmi. Ho capito che la storia condiziona e inganna la nostra percezione di cosa sia giusto e sbagliato. Nonostante questo, non riesco a pensare al Medio Oriente come ad un paese privo di interessi economici e ambivalenze politiche. Guerre e terrorismo mi spaventano, ma nel contempo sono affascinata.
Il Jcpoa è nato per controllare l’utilizzo del nucleare in l’Iran in seguito ad alcuni monitoraggi americani. L’obiettivo era quello di avere la garanzia che il nucleare fosse utilizzato solo a scopo civile e non militare. Quando Trump uscì dal Jcpoa ho iniziato ad avere il sospetto che questa manovra avrebbe innescato alcune reazioni: infatti, poco dopo, si sono accentuate le asperità con l’Iran e con altri paesi come l’Oman, la Siria e la Turchia.
Fra le proposte di Biden c’è sicuramente quella di revisionare con l’UE la questione del nucleare, nei primi 100 giorni di governo. Credo che questo cambierà nuovamente le relazioni con l’Iran, ammorbidendo i rapporti e creando un’onda positiva anche per l’Europa e anche per noi americani”.

Il nucleare sarà la soluzione per aprire nuovi mercati

In queste interviste incrociate è emerso come entrambi i paesi vivano una percezione l’uno dell’altro fortemente condizionata dalla storia: da quel fatidico novembre 1979, quando l’ambasciata americana di Teheran fu presa d’assalto e gli Stati Uniti chiusero ogni rapporto, imponendo dazi e condizionando l’Occidente.

Il nucleare iraniano è fra le priorità delle proposte di Biden, in quanto questo potrebbe aprire nuovi mercati che coinvolgerebbero positivamente l’Occidente. L’alleggerimento dei dazi iraniani sarà un vantaggio, non solo per l’Iran, ma anche per la creazione di relazioni con l’Europa.

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