Parchi che includano tutti nel gioco: fino a ieri un miraggio.

In questi giorni, tuttavia, sembra sia iniziato un “movimento” diverso finalizzato a migliorare in modo veloce ed efficiente le possibilità per i bambini con diversa abilità di trovare nei parchi aree che regalino loro le stesse possibilità di gioco dei normodotati. La Regione Lombardia si è messa a fare la locomotiva del rinnovamento varando un finanziamento da 7 milioni di euro per parchi gioco inclusivi da realizzare nel 2021. Il contributo è erogato con un massimo di €30.000 per progetto e la copertura del 95% delle spese di allestimento. Consente quindi a comuni sotto i 30.000 abitanti la realizzazione di oltre 200 nuovi siti. La Lombardia si muove, ma non è la sola.

Cos’è un parco giochi inclusivo? Quanto costa?

Intanto va chiarito il concetto che sta alla base di questo tipo di parchi: il parco giochi inclusivo è un area gioco che tiene conto delle necessità differenti dei bambini portatori di determinate disabilità e della possibilità di amalgamarli in una zona sicura che li faccia interagire con gli amici normodotati. Il tutto senza avvertire sensazioni di distacco, di diversità o lontananza dalla possibilità di avere interazioni sociali.

Non è una semplice altalena adatta alle carrozzine, quindi, che fa di un parco giochi un parco inclusivo, ma un mix di giochi, spazi e percorsi che possano consentire a tutti un’opportunità ludica individuale e in compagnia. Senza distinzioni.

Non esistono giochi inclusivi la cui installazione renda inclusiva un’area giochi – sostiene Claudia Protti di Parchi per Tutti, sodalizio nato per creare una cultura dei giochi inclusivi anche in Italia -.  Non è la singola struttura di gioco, ma il parco intero inteso come progetto a essere inclusivo”.

Il costo dell’allestimento dipende ovviamente da dimensioni, giochi e allestimenti. Incide infatti se si tratti di un allestimento ex novo o dell’adeguamento di un parco giochi tradizionale. Un parco di media dimensione, ex novo, ben curato e ben allestito costa tra i 100mila e i 200mila euro.

Inclusivo sì o no? Troppe occasioni perse

Un’area gioco che voglia definirsi inclusiva deve essere accessibile per ogni tipologia di fruitore. Posizionando un gioco utilizzabile da bambini in carrozzina bisogna curarsi della pavimentazione circostante e del percorso di accesso. L’attenzione alle modalità di accesso è ancora troppo poco diffusa, come dimostrano i dati raccolti da Parchi Per Tutti. Nel 2005 infatti era presente in Italia 1 solo parco inclusivo, 4 nel 2010.

Oggi la tendenza sta cambiando: siamo a oltre 70 aree gioco inclusive censiste ufficialmente. Sono quasi 500 le aree gioco con qualche gioco fruibile anche da bambini con disabilità. Mese dopo mese si susseguono investimenti delle autorità locali per i parchi gioco inclusivi. Un vero movimento ispirato anche dal sodalizio Parchi per tutti che ha inondato di mail e appelli i comuni della Penisola per iniziare una cultura diversa del gioco nei parchi.

La situazione italiana dei parchi gioco inclusivi

Non esiste un rilevamento ufficiale sui parchi gioco inclusivi. Il lavoro di mappatura di Parchipertutti.com ci consente però di avere un quadro della situazione a oggi. Le altalene per utenti in carrozzina, con pedana sulla quale può essere posizionata una carrozzina manuale o elettrica (gioco a uso esclusivo di chi è seduto in carrozzina) installate in tutta Italia sono 461 circa. I parchi nei quali possiamo trovare una o due strutture gioco potenzialmente fruibili da tutti: 376 circa. I parchi gioco inclusivi veri e propri però 73 circa (7903 i comuni italiani). Ecco un piccolo grafico che mostra i dati regionali.

 

Le aree verdi inclusive anche nell’Agenda 2030 dell’Onu

A novembre 2019 l’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza ha pubblicato un documento in cui raccomanda l’allestimento “ogni 10/15 km nelle aree urbane e ogni 20/25 km nelle aree rurali, di spazi-gioco pubblici per i bambini della fascia 0-14, con caratteristiche di inclusività e co-progettati con bambini e familiari della comunità territoriale”. Insomma, si cominciano a vedere le reazioni a questa esigenza, un’esigenza di cui parla anche l’Onu.

L’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, infatti, ha messo l’accesso universale a spazi verdi pubblici nell’obiettivo 11.7: “Entro il 2030, si dovrà fornire l’accesso universale a spazi verdi pubblici sicuri, inclusivi e accessibili, in particolare per le donne e i bambini, gli anziani e le persone con disabilità“.

Per progettare parchi gioco inclusivi ci vuole collaborazione

Perché questi traguardi siano raggiungibili sembra opportuno un investimento sulla formazione degli attori chiamati a progettare queste aree, troppo spesso lasciate al disegno delle aziende produttrici dei giochi.  Tre i cardini del percorso: la progettazione che recepisce le indicazioni di cittadini di tutte le età; l’accessibilità vale a dire la fruibilità e la raggiungibilità per tutti; la capacità di facilitare le interazioni e, quindi, di  facilitare il gioco di gruppo. L’Italia vuole giocare di più e vuol far giocare tutti.

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