La diversità non esiste se la formazione è uguale per tutti.

Lo scorso 31 gennaio si è tenuto il seminario “Cura educativa” del ciclo di incontri proposto dal Ministero dell’Istruzione che ha come titolo “Ripensare l’educazione nel XXI secolo”. Durante l’appuntamento si è tornati a parlare dell’istruzione e formazione di ragazzi stranieri e provenienti da contesti sfortunati. Gli obiettivi dell’educazione del futuro sono quelli di rendere la formazione unificata per garantire l’integrazione di tutti allo stesso livello. Inoltre si deve combattere il concetto di diversità percepita come limite al coinvolgimento di diverse culture.

La strategia è messa in campo in Italia da Istituzioni come le Nazioni Unite e dallo stesso Ministero. Quest’ultime puntano a sensibilizzare la società sul tema della diversità di provenienza, religione, cultura e sul diritto all’istruzione che non deve essere precluso a nessuno. L’istruzione di ogni ragazzo deve avere come scopo la formazione dello stesso e può essere diversificata a seconda delle necessità, ma con i medesimi scopi: preparare tutti i ragazzi al futuro che li aspetta ed educarli al rispetto di chi è “diverso”.

La diversità che include: la scuola Penny Wirton

Lo scrittore Eraldo Affinati è intervenuto al seminario portando ad esempio di istruzione diversificata la propria scuola. Affinati fondò nel 2008 la scuola “Penny Wirton” per ragazzi stranieri. La necessità era quella di garantire l’istruzione a questi ragazzi che, pur vivendo in Italia, non conoscevano la lingua. Affinati ebbe l’opportunità di fondare un istituto specializzato nell’insegnamento per ragazzi che si trovavano indietro rispetto ai propri coetanei, perché da poco arrivati in Italia. Lo scrittore ricercò sedi e occupò spazi didattici pomeridiani per rendere concreto il progetto. Con il passare degli anni la realtà Penny Wirton è diventata sempre più agevole e stimolante per centinaia di giovani.

La Penny Wirton consente ai frequentanti di sanare il gap di apprendimento che presentano nei confronti dei propri coetanei italiani. Mettendosi alla pari attraverso una formazione nuova e diversa, questi ragazzi trasformano la propria integrazione nella società in una silenziosa lotta al pregiudizio di diversità, che ancora oggi è presente tra i più giovani.

Le Nazioni Unite propongono soluzioni in aiuto ai giovani stranieri

L’UNHCR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) ha ideato in Italia il “Manifesto dell’Università Inclusiva”. Questo progetto favorisce l’accesso dei rifugiati all’istruzione universitaria. Fino ad oggi 43 Università hanno aderito per cambiare il futuro di questi giovani provenienti da realtà di guerra e povertà assoluta. Secondo i dati raccolti dalle Nazioni Unite, nei Paesi di guerra del Medio Oriente solo il 31% dei ragazzi hanno la possibilità di studiare fino ai 13 anni; il 3% frequenta le scuole superiori e quasi nessuno raggiunge gli studi universitari. Nei Paesi afflitti dalla povertà i numeri sono di molto ridotti. Il Manifesto si impegna per la tutela dei percorsi di studio dei giovani in difficoltà; la missione parallela è quella di valorizzare l’impiego della conoscenza e dell’apprendimento per contribuire allo sviluppo sociale e combattere l’emarginazione di chi proviene da differenti contesti sociali.

Dal 2017 l’UNHCR si impegna anche nel progetto “Welcome – Working for refugee integration“. Il sostegno del Ministero del Lavoro, di Confindustria e di oltre 240 aziende italiane promuove l’inclusione di rifugiati nel mondo del lavoro, premiando le realtà imprenditoriali che si espongono per garantire queste opportunità. Questa valida alternativa all’istruzione permette anche a coloro che rinunciano agli studi di far parte della rete socio-economica italiana come cittadini a pieno titolo.

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