Il Ministero per le disabilità, rilanciato dal governo Draghi, ha diviso l’opinione pubblica tra chi plaude all’inclusione e chi teme la discriminazione delle persone disabili

L’istituzione del Ministero per le disabilità, fortemente voluto da Matteo Salvini e nato sotto il primo governo di Giuseppe Conte, aveva fin da allora diviso l’opinione pubblica. Durante il Conte Bis il Ministero era stato soppresso e le sue funzioni erano andate in delega al Presidente del Consiglio. Il rilancio del Ministero per le disabilità sotto il governo di Mario Draghi, con la nomina della ministra leghista Erika Stefani, ha riportato a galla il dibattito. Alcuni sostengono che dedicare un ministro ai bisogni delle persone disabili sia una mossa inclusiva mentre altri lamentano una ghettizzazione e propongono soluzioni diverse.

Disabilità e Covid: le esigenze a cui è necessario trovare soluzioni

Fin dall’inizio dell’emergenza pandemica è risultato evidente che a farne le spese sono state in primis le persone con disabilità, anche non direttamente.  Oltre a rientrare nella “fascia di rischio”, per la presenza di patologie pregresse o per le condizioni di salute non ottimali, il virus ha colpito le persone disabili anche indirettamente. Le strutture che si occupano di riabilitazione, di assistenza, le agenzie di caregiver sono state chiuse. Ciò ha significato un abbandono per molte persone disabili, soprattutto quelle non autosufficienti.

La pandemia ha colpito duramente anche sul fronte economico, portando alla perdita di posti di lavoro non tutelati. Il reddito di cittadinanza, pensato anche per le persone disabili, non è bastato a evitare la dispersione lavorativa. Sul fronte scuola non è andata meglio: la didattica a distanza ha penalizzato molto gli studenti bisognosi di un affiancamento costante. La necessità di riformare il sistema di trasporti e le infrastrutture scolastiche ha riguardato in minima, se non nessuna parte gli aspetti legati all’accessibilità. Su questi aspetti si concentrano i fautori del Ministero per le disabilità, che sostengono che il rilancio dell’iniziativa da parte del governo Draghi accenderà le luci sul problema.

Ministero per le disabilità: perché sì

Sul fronte dei favorevoli all’istituzione di un nuovo Ministero per le disabilità c’è Andrea Buragina, padre di un ragazzo autistico. Durante il lockdown aveva lanciato una petizione su Change.org, dal nome “Ridateci il Ministero per le disabilità”. Secondo Buragina la delega al primo ministro non basta per occuparsi seriamente dei problemi delle persone disabili.

“Personalmente trovo anomalo che in tutte le amministrazioni locali ci siano delle figure di primo piano dedicate alla disabilità e che invece, se guardo al precedente governo, a livello centrale se ne sia dovuto “occupare” il Primo Ministro con i risultati, non proprio esaltanti, che conosciamo e che hanno messo a dura prova il mondo della disabilità, specie durante il lockdown. Serve pragmatismo: giusto prendere atto che si tratta di un modello poco sostenibile, un modello che non ha funzionato e quindi voltare pagina. D’altronde come fa un Primo Ministro a occuparsi a tempo perso, per giunta in un periodo così straordinario, di disabilità?”.

La speranza di Andrea Buragina si è avverata, ma solo a metà. Il Ministero per le disabilità, nel governo Draghi, non disporrà di portafoglio.

“L’inclusione va conquistata e per arrivarci servono risorse dedicate tanto a livello centrale quanto a livello locale”.

Una “vittoria a metà” che sposta l’attenzione sulle soluzioni proposte dal fronte dei contrari in materia di tutela dei diritti delle persone disabili.

Le ragioni del no

Decisamente contrario al Ministero per le disabilità il consigliere regionale Pd della Toscana Iacopo Melio, che ha pubblicato una lettera aperta su Repubblica spiegando le ragioni del suo no.

“Ministro della Disabilità: figura ad hoc, “per noi”, per ribadire l’esistenza di una categoria a parte, e dunque l’esigenza di provvedimenti “speciali” per persone “speciali”. Basterebbe che tutti i ministri tenessero conto della disabilità quando, nel proprio settore, vengono realizzate nuove manovre, rendendole inclusive per tutti. Basterebbe sfruttare ciò che già esiste e funziona benissimo in un’ottica di uguaglianza: il ministero per le Pari Opportunità, ad esempio. Perché di questo stiamo parlando, di persone che chiedono stessi diritti e non di specie in via d’estinzione da salvaguardare”. 

Secondo i contrari, l’istituzione di un Ministero per le disabilità, per giunta senza portafoglio, oltre a inasprire le discriminazioni, avrebbe poco margine di azione nella risoluzione dei problemi. La condizione di disabilità non riguarda solo una fetta di popolazione (oltre 3 milioni in Italia secondo i dati Istat), ma potenzialmente tutti. Chiunque, nel corso della vita, può sperimentare una situazione di fragilità, soprattutto in età avanzata.

La disabilità va trattata come un aspetto che riguarda molteplici ambiti della società. Un cambio di mentalità necessario per iniziare a considerare le persone disabili parte integrante della comunità.

 

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