Gli strumenti per gli Alcolisti Anonimi contro la ricaduta per Covid

Nell’isolamento forzato gli abissi possono avere la meglio. La rete di sostegno degli Alcolisti Anonimi ha sempre avuto come unisco scopo quello di fornire gli strumenti necessari per fronteggiare la dipendenza da alcol, un giorno alla volta. I lunghi periodi trascorsi in solitudine forzata in seguito all’emergenza Covid hanno creato un vuoto pericoloso per gli alcolisti e hanno fatto cadere in questa forma di dipendenza molte persone in cui questo problema era ancora latente.

Gli Alcolisti Anonimi hanno fornito delle alternative ai programmi tradizionali, in modo da non abbandonare e far sentire la propria vicinanza, nei limiti del possibile.

Il rischio delle riunioni virtuali per gli alcolisti

Uno dei cardini principali dell’assistenza fornita dagli Alcolisti Anonimi si fonda proprio sul concetto di anonimato. Si tratta infatti molto più del semplice “non condividere il proprio nome”, ma è la garanzia che quanto viene confessato non verrà giudicato e non uscirà da quella stanza. Con l’impossibilità di organizzare riunioni fisiche, la prima idea è stata quella di rimandare l’appuntamento in forma virtuale, ma la situazione si complica. Il rischio di intrusioni nel gruppo e di fuoriuscita di informazioni attraverso il sistema virtuale è grande e fa desistere molti alcolisti nel chiedere aiuto.

Il caso dello Zoombombing

Negli USA i Servizi Generali hanno pubblicato un comunicato che avvisa proprio di questo problema ed elenca una serie di strumenti che si possono adottare per limitare il rischio di incursioni estranee. Uno dei casi più eclatanti è il fenomeno dello Zoombombing relativo alle call realizzate con Zoom. Il termine si riferisce alla pratica di interferire durante le riunioni con messaggi stupidi, offensivi o razzisti. Nello specifico si sono verificati casi in cui, durante la condivisione, comparissero GIF di bevande alcoliche vicino il volto di chi parlava.

Il rischio cresce se si pensa che dettagli delle storie possono fuoriuscire dalla cerchia sicura degli Alcolisti Anonimi e danneggiare il diretto interessato. Il suggerimento è quello di non diffondere dati d’accesso ed evitare di creare elenchi delle riunioni virtuali.

Fornire un supporto valido nonostante il Covid

Nonostante i pericoli, fornire una rete di supporto valida, invogliare alla condivisione e restare in contatto, restano dei passi indispensabili per chi lotta contro questa dipendenza. Un’alternativa all’uso di Zoom è data dalle altre piattaforme online esistenti. In particolare in molti gruppi hanno optato per l’uso di Skype, vengono fissati i soliti appuntamenti agli stessi orari, ma in aggiunta vi è la possibilità di restare sempre in contatto in caso di bisogno. I rischi restano lo stesso e sarebbe meglio optare per singole chiamate telefoniche ad amici e, ovviamente, allo sponsor.

C’è anche chi è andato indietro nel tempo, alla ricerca di metodi alternativi per aiutare/aiutarsi ad evitare ricadute. Pare infatti che i pionieri degli Alcolisti Anonimi non avessero a disposizione gruppi di riferimento ed optassero per una comunicazione tramite posta. Non solo, riuscivano a gestire la proprio quotidianità appoggiandosi ad una specifica letteratura (al posto, quindi, delle riunioni). Suggerimenti da poter seguire e strade mentali da intraprendere celati in specifici (e salvifici) libri. Ecco la soluzione dei solitari del passato.

Libri sull’alcolismo

Oltre gli interminabili libri di auto-aiuto, ci sono tre casi letterari che vale la pena di leggere sull’alcolismo, scritti da altrettanti autori che condividevano la “debolezza” per l’alcol. “Il nuotatore” di John Cheever sfiora l’autodistruzione fino a immergersi di piscina in piscina, di drink in drink, si eclissa e si annulla nell’alcol. “La casa di Chef” di Raymond Carver segue invece l’angosciosa ricaduta. Parla di un ex-alcolista che per un attimo riesce a ritagliare una sua parentesi di equilibrio, ma non durerà e la fine del racconto lascia presagire tra tic e silenzi il ritorno della dipendenza. Infine “La donna che scriveva racconti – La prima disintossicazione” di Lucia Berlin che nel racconto segue in maniera lucida e diretta i sentimenti e il processo della sua prima disintossicazione, appunto.

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