La sfida dei beni confiscati alle mafie potrebbe essere utile anche alla lotta contro il Covid?

Nel mese di marzo, Iolanda Rolli, prefetto di Reggio Emilia, ha avanzato alle Amministrazioni della Regione Emilia-Romagna la proposta di destinare i beni confiscati alle mafie per utilità sociale, al fine di garantire non solo una promozione del lavoro, ma anche un sostegno di natura sanitaria, per via dell’emergenza Covid. Quanto ai beni, potrebbero essere trasformati anche in centri per vaccinazioni e degenze.

Le confische alle mafie: un confronto tra Nord e Sud

Come dimostrano i dati dell’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata ANBSC, le confische alle mafie, a Nord e a Sud dell’Italia, non si sono arrestate in questo anno difficile segnato dalla pandemia. L’Agenzia mostra che l’Italia Settentrionale presenta una maggioranza di confische immobiliari. Ciò non esclude i terreni agricoli, i quali sono i maggiori beni confiscati alle mafie nel Meridione.

Attiva la tua membership e ricevi buone notizie ogni settimana!Non perderti questa Offerta Limitata (solo per i primi 100)
  • Newsletter settimanale
  • Sconti sui prossimi eventi live
  • eBook gratuiti

Tuttavia, i dati pubblici sulle confische risultano lacunosi in termini di trasparenza. Si apprende dalle fonti  di Libera che le Pubbliche Amministrazioni non darebbero un completo resoconto statistico della gestione e della destinazioni dei beni confiscati alle mafie. Per far fronte a questa questione, l’associazione di Don Luigi Ciotti, ha creato un portale pubblico, in cui ogni cittadino può far richiesta al proprio Comune di avere maggiori informazioni su tutto ciò che ”i clan hanno sottratto illegalmente”.

Beni confiscati alle mafie in Sicilia: quali soluzioni?

Stando a quelle che sono le recenti dichiarazioni di Claudio Fava, la sfida delle confische, relativamente al territorio siculo, rappresenta un vero e proprio ”flop”. Com’è noto, la Sicilia possiede il 50% dei beni confiscati alle mafie su scala nazionale, ma una bassissima percentuale di tali beni è patrimonio dei cittadini. Tuttavia, il problema, nel suo complesso, non condiziona soltanto il Sud, ma la totalità del Paese.

La Commissaria dell’Ars Sicilia, Roberta Schillaci, nella sua pagina Facebook, chiede una legge voto per una riforma nazionale. Bisogna promuovere una maggiore trasparenza sui beni confiscati alle mafie con l’istituzione di un osservatorio regionale. Inoltre, dev’esserci una collaborazione con l’Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani), il Terzo Settore e tutti coloro che sono interessati alle istanze di questa natura.

Al di là di questo, alcune domande rimangono aperte: le proposte avanzate dalla Commissione Antimafia siciliana sarebbero estendibili anche alle vaccinazioni e alle degenze? Se sì, l’iniziativa reggiana potrebbe essere d’ispirazione anche ai governi meridionali, soprattutto in questi tempi di Covid?

Leggi anche:

Beni confiscati alle mafie, 160 i progetti presentati dal Terzo settore

Nel ricordo di Borsellino: le aziende nate sulle ceneri della mafia

Legalità: i beni confiscati diventano scuole

ISCRIVITI SUBITO ALLA NEWSLETTER e RICEVI L'ESTRATTO GRATUITO del primo libro mai scritto in Italia sul Giornalismo Costruttivo!