Lo scoppio della pandemia da Covid 19 ha prodotto moltissimi stravolgimenti in ogni campo, per qualcuno in positivo. Per i diritti degli animali infatti, l’arco temporale della pandemia ha dato origine a una rivoluzione positiva.

In Italia, l’alba del nuovo anno ha portato una grande novità: l’abolizione degli allevamenti di animali da pelliccia.

Questo traguardo storico per i diritti animali, segna l’uscita dalla sfera di appannaggio delle associazioni animaliste o degli attivisti ambientali.

Oggi la coscienza collettiva della pari dignità degli altri essere eventi è sempre più condivisa, meno elitaria rispetto al passato. Non solo perché la conoscenza più “pop” contribuisce alla sensibilizzazione ma anche per via della consapevolezza – ormai onnipresente data la pandemia – di quanto il mondo animale sia interconnesso con le attività umane e quindi con la salute pubblica.

A partire da questa conquista più recente, sbirciamo un po’ dentro e fuori i confini europei.

1. Stop allo sfruttamento degli animali da pelliccia in Italia

L’Italia arriva tardi rispetto ad altri Paesi europei, almeno nell’applicazione concreta più che negli intenti.

Infatti la prima proposta di legge per bloccare gli allevamenti per pellicce è del 1992, antesignana per i diritti degli animali in Europa considerando che il primo ad attuarla sarà il Regno Unito nel 2000. Venne poi ripresentata per altre sette Legislature anche alla Camera, senza però essere mai discussa, fino all’approvazione dell’emendamento alla Legge di bilancio, entrata in vigore dal 1 gennaio.

In Italia gli allevamenti di visoni ancora attivi sono cinque e solo nel 2020 hanno prodotto 60 mila esemplari abbattuti a scopo commerciale. Secondo la nuova normativa, gli allevamenti andranno smantellati e riconvertiti ecologicamente entro giugno, salvando così i 7039 visoni riproduttori che li abitano ad oggi.

La decisione ha coronato definitivamente un processo sostanziale già in atto dal 2020 – in concomitanza con la pandemia – quando fu scoperto il primo allevamento “focolaio” di Covid a Capralba (CR) e che portò allo sterminio dei 26 mila esemplari. Di conseguenza il Ministro Speranza emise un’ordinanza per il divieto temporaneo di allevamento, prorogato poi al 31 dicembre 2021 con la scoperta di un secondo focolaio di animali contagiati a Villa del Conte (PD) lo scorso marzo, anch’essi abbattuti.

Come dichiarato dal Responsabile Area Moda Animal Free:

“L’Italia è un Paese più civile, abbiamo messo la parola fine a un’industria crudele, anacronistica, ingiustificabile che non ha più motivo di esistere in una società dove il valore di rispetto per gli animali, in quanto esseri senzienti, è sempre più diffuso”.                                         

2. L’UE vota per il divieto graduale degli allevamenti in gabbia e sprona contro il possesso di animali esotici

Sul fronte del diritto al benessere degli animali, lo scorso agosto è arrivato dal Parlamento europeo l’ok in favore dell’eliminazione graduale delle gabbie, passato ora in Commissione.

Tutto è nato grazie alla sollevazione promossa con la petizione “End the Cage Age”, lanciata dalla no profit Compassion in World Farming e sostenuta da più di 170 organizzazioni – di cui 21 italiane – che ha raggiunto 1,4 milioni di firme. Questa iniziativa riguarderà ben oltre 300 milioni di animali allevati in Europa, costretti a vivere in spazi insufficienti e in condizioni igieniche inadeguate.

Restiamo in attesa invece del prossimo 8 maggio, data limite entro la quale sarà emanato dal nostro governo il decreto attuativo già in vigore che prevede il divieto di importazione, commercio e detenzione di animali esotici, così come previsto dal Regolamento europeo 2016/429 relativo alle malattie animali trasmissibili. Un grande passo avanti per contrastare pandemie come quella che stiamo vivendo.

3. Il Regno Unito approva lo stop al commercio delle pinne di squalo

Sarà il primo Paese in Europa ad abolire l’import e l’export delle pinne di squalo e dei prodotti derivati, annullando così il vuoto legislativo rimasto dal 2013 – che lo impediva nelle sole acque inglesi – in cui era consentito un quantitativo ridotto per “consumo personale”.

Il mercato dello “shark finning” è un settore tanto fiorente quanto pericoloso per la biodiversità marina. Oltre a rappresentare una pratica brutale che di fatto conduce alla morte, con l’aggravante ulteriore della sofferenza in cui si consuma l’agonia degli esemplari, i quali non a caso risultano in via di estinzione per  un terzo delle 500 specie totali.

Secondo l’Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN) negli ultimi 50 anni le attività antropiche hanno decimato il 70% della popolazione mondiale di squali e razze. A ciò si sommano sfavorevolmente anche le caratteristiche biologiche dell’animale: maturità sessuale tardiva, lungo sviluppo degli embrioni e poca prolificità.

4. Nuovi passi avanti in Sud Africa, Filippine e Messico

Come UK, per la conservazione e il contrasto all’estinzione delle proprie specie hanno agito concretamente anche il Sud Africa e lo stato delle Filippine. Il primo ha vietato l’allevamento in cattività di leoni destinati alla caccia, un risultato positivo per la tutela dell’habitat selvatico, seppur smorzato dal fatto che la pratica del cacciare resta consentita.

Nello stesso periodo anche per la biodiversità marina l’eco di una nuova svolta (già inaugurata dalle Hawaii nel 2018): lo Stato delle Filippine ha vietato tutte le creme solari che contengano le quattro sostanze chimiche responsabili della distruzione delle larve di corallo, ostacolando la loro riproduzione sono quindi causa dello “sbiancamento” a cui si assiste da tempo, per vari e innumerevoli motivi, tra cui questo.

Infine il Messico, in qualità di primo stato nordamericano, ha stabilito la fine della sperimentazione dei cosmetici sugli animali oltre che l’importazione di prodotti che provengano da test del genere. Si allinea così alla legislazione europea, che lo prevede dal 2004 per i prodotti e dal 2009 per i loro componenti.

L’ambizione è quella di estendere questo divieto a livello globale ed è in questa direzione che ha contribuito il cortometraggio animato “Save Ralph” (2021), concepito per l’omonima campagna di sensibilizzazione della HSI con lo slogan: «Nessun animale dovrebbe soffrire e morire in nome della bellezza. Aiuta l’Human Society International a bandire globalmente i test cosmetici sugli animali».

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