Le donne nel mondo del lavoro in Italia sono storicamente sottorappresentate. A lavorare infatti sono poco più del 50% contro una media europea del 67% e disparità territoriali molto evidenti. Nel Mezzogiorno lavorano, di media, poco più di 3 donne su 10.  Anche quando occupate, le donne in genere sono vittime di un divario salariale che le vede guadagnare il 31% in meno degli uomini. Negli ultimi anni poi la pandemia di Covid ha esacerbato questa situazione costringendo moltissime donne (in modo particolare le madri) al licenziamento.

La mancanza di parità di genere nel lavoro grava fortemente sull’economia dell’Italia. Si stima, infatti, che la scarsa presenza delle donne nel mercato del lavoro influisca per ben 5,7 punti nel PIL nazionale. Le cause di questa ingiustizia sono da ricercare nell’intersecarsi di fattori storici, culturali ed economici. Il ruolo della donna nella società come angelo del focolare adibita alla sfera domestica e di cura è, tra tutti i condizionamenti in gioco, il più difficile da scardinare.

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In questo scenario ancora molto difficile, Azzurra Rinaldi, economista e direttrice della School of Gender Economics, sulle pagine del Mulino, ci rida un po’ di speranza. Quello che lei osserva è che “le donne italiane hanno trovato la propria risposta nella creazione di impresa.

Donne, lavoro e imprenditoria

Su questo fronte i dati positivi riportate dall’esperta sono molti. Il primo indicatore è fornito dall’Eurostat e ci dice che “siamo il primo Paese europeo per numero di imprenditrici” con 1,4 milioni. Francia e Germania si fermano, rispettivamente, a 1,2 e 1 milione.  Questo è dovuto in modo particolare all’aumento vertiginoso delle imprese femminili negli ultimi anni che ha raggiunto tassi di crescita 3,5 volte maggiore degli uomini. In controtendenza con quello che si è osservato nel mercato del lavoro durante la pandemia, in questo periodo le imprese femminili non hanno dato segni di cedimento, con una flessione di solo lo 0,29%.

Rinaldi ci parla anche di uno studio redatto dall’Osservatorio Medie e Piccole Imprese della Confartigianato Lombardia che ha notato, nel periodo pandemico, una forte capacità reattiva all’interno delle imprese al femminile. Qui sono state implementate, in maniera molto più massiccia, piani strategici e azioni volte al miglioramento della qualità del personale grazie a corsi di formazione, nuove assunzioni e cambiamenti nell’organizzazione. In altri termini, le persone sono state al centro degli investimenti voluti dalle imprenditrici.

Infine, la vivacità dell’imprenditoria femminile si rispecchia anche nel fatto che il Fondo Impresa Femminile, ovvero i 100 milioni previsti dal PNRR è stato molto richiesto, finendo le risorse in pochissimo tempo.

Aree di intervento

Ovviamente l’imprenditoria femminile è solo una parte della storia.  Le possibili soluzioni per incentivare la presenza delle donne nel mondo del lavoro sono molteplici. Una fonte di speranza è senza dubbio il PNRR che come ci ricorda lo studioso Roberto Rizzaoffre un’irripetibile occasione per un dibattito serio sulle diseguaglianze di genere che metta a tema le politiche del lavoro nel loro intreccio con quelle famigliari.”

Questo significa abbandonare il modello sociale che subordina il ruolo delle donne come lavoratrici a quello di madri e dispensatrici di cure. Nel 65,5% dei casi le donne motivano l’abbandono del lavoro con le difficoltà di conciliare questo con il carico di cura.  Concretamente le aree di intervento dovrebbero essere quelle del congedo parentale parificato (e incentivato) e l’ampliamento dei servizi per l’infanzia dagli 0 ai 6 anni. A questo fine sono stati stanziati nel PNRR ben 3,7 miliardi di euro che, si spera, verranno utilizzati nel migliore dei modi.

A livello culturale la sfida si concentra soprattutto nella messa in discussione di ruoli di genere troppo rigidi. La necessità è quella di uscire dall’idea che la responsabilità di cura sia solamente a carico della donna. Il modello a cui ambire si basa, infatti, sulla condivisione e la parità. In questo modo ne gioveranno tutti i cittadini e anche il nostro PIL.

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Camilla Valerio

Camilla Valerio

Mi piace scrivere di diritti, sport, attualità e questioni di genere. Collaboro con il Corriere del Mezzogiorno e scrivo per BuoneNotizie.it grazie al progetto formativo realizzato dall'Associazione Italiana Giornalismo Costruttivo.

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