Enfant prodige si sarebbe detto una volta. Oggi si parla di bambini con alto potenziale cognitivo, plusdotati, giftedDiciamo “oggi” perché in questi giorni la cronaca politica nazionale li pone in evidenza, sebbene di riflesso. Recenti dichiarazioni politiche hanno messo sullo stesso piano e dato la medesima soluzione a due problemi complessi: l’inclusione nelle classi di persone con disabilità e il riconoscimento degli alunni ad alto potenziale cognitivo.

Mentre per i primi un percorso inclusivo è stabilito per legge, per gli alunni plusdotati non esiste ancora un iter né di riconoscimento né di valorizzazione. Un problema, data la quantità di bambini e ragazzi che posseggono queste caratteristiche.

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Enfant prodige, baby-geni, gifted: chi sono?

A dispetto dei nomi altisonanti con cui vengono identificati, non si parla di geni. Quelli che la comunità internazionale chiama “gifted” sono bambini e ragazzi che, in età precoce, sviluppano notevoli capacità di apprendimento, curiosità, interessi e memoria al di sopra della media dei loro coetanei.

Secondo l’Aistap, l’associazione che fa parte della rete European Talent Support Network e che si occupa di plusdotazione in Italia, questi ragazzi, oltre a determinati doni, sviluppano anche delle fragilità dal punto di vista sociale che lo Stato deve necessariamente considerare, anche per via del numero rilevante dei soggetti coinvolti.

Enfant prodige, un bambino si concentra sullo studio Sarebbero ben 430mila i gifted in Italia, il 5% della popolazione scolastica, secondo un documento presentato in Senato nell’ottobre 2022. Lo stesso documento, ora divenuto proposta di legge (ddl s 180), attualmente in corso di discussione alla Commissione istruzione del Senato, evidenzia l’importanza legata al riconoscimento degli alunni plusdotati e la necessità di creare piani per garantire loro un percorso inclusivo adeguato alla loro valorizzazione. I rischi legati a una tardiva o mancata identificazione sarebbero anche gravi:

  • diagnosi errata, si potrebbero confondere i segnali e legarli a fenomeni diversi come deficit dell’attenzione e iperattività o allo spettro autistico.
  • rischio di esclusione dal contesto sociale. I ragazzi con alto potenziale cognitivo tenderebbero a isolarsi, a non sentirsi integrati nel gruppo di coetanei. Ciò porterebbe a frequenti episodi di depressione e abbandono scolastico.

Per prevenire tutto questo, la proposta di legge invita a creare percorsi di formazione del personale scolastico e linee didattiche personalizzate. Un tema che la politica italiana ed europea discute già da tempo.

Cosa si sta già facendo?

Mancando un iter definito, le iniziative sono affidate, caso per caso, alla sensibilità dei singoli genitori, educatori ed istituti scolastici. Già nel 2019, tuttavia, il ministero dell’Istruzione ha “aperto” alla possibilità di far convergere questi casi nei Bisogni educativi speciali (BES), l’insieme di norme che garantiscono l’inclusione nelle scuole degli alunni con disabilità.

Sul problema il Consiglio europeo, nella raccomandazione 1248 del 1994, richiamava tutti i Paesi membri a creare percorsi adeguati agli alunni plusdotati, ribadendo che “nessun Paese può permettersi di […] non rilevare in tempo un potenziale intellettuale”. Sarebbe uno spreco di risorse umane, aggiunge. Le soluzioni europee sono più o meno le stesse che vediamo avanzate nel citato ddl italiano con trent’anni di differenza. In questo lungo lasso di tempo molte nazioni si sono adeguate alle raccomandazioni europee, sebbene con modalità diverse.

La Spagna dal 2003 annovera la plusdotazione tra i bisogni educativi speciali e quindi ha percorsi personalizzati, mentre la Svezia si rifiuta di farlo poiché il suo sistema educativo è avanzato e inclusivo al punto che fare distinzioni sarebbe controproducente, secondo quanto riportato dall’ultimo rapporto di Eurydice, l’istituto di ricerca sul sistema della formazione in Europa.

Oggi in Italia, rispetto al passato, esistono più strumenti: il personale scolastico è più preparato, ci sono sportelli con psicologi e psicoterapeuti altamente formati e un sistema di supporto alle famiglie più presente, ma anche diverse associazioni che si occupano dell’argomento.

 

 

 

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Andrea Pezzullo

Redattore, autore e conduttore radiofonico. Lo sguardo ben puntato su ciò che succede oggi intorno a noi. Mi occupo di attualità, economia e lavoro. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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