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La soluzione alla plastica negli oceani per un futuro sostenibile

Uomo asiatico vestito di nero che tiene le mani sugli occhi di una bambina davanti a lui che tiene in mano buste di plastica contenenti il globo

Quanta plastica produciamo al giorno? Secondo i dati Eurostat 2023, mediamente una persona produce mezzo chilo di plastica al giorno. Sul podio degli oggetti più usati ci sono le bottigliette monouso, a seguire i sacchetti in plastica e in ultima posizione gli imballaggi alimentari per piatti pronti. Negli ultimi 20 anni il consumo è aumentato del 80%. Parte dei rifiuti plastici finisce negli oceani portando alla creazione di fenomeni come l’Isola di Plastica, nota come Great Pacific Garbage Patch.

Nuove tecnologie e scoperte emergenti, affiancate ad uno stile di vita sostenibile, sono alcune delle strategie per contrastare il fenomeno dell’inquinamento da plastica.

Nazioni Unite: The Ocean Clean Up contro la plastica

Oltre ad essere fonte di sporcizia e disordine, i rifiuti plastici sono dannosi per l’ecosistema marino. Per tale motivo le Nazioni Unite hanno vietato l’introduzione sul mercato degli oggetti monouso in plastica per i quali esiste un’alternativa sostenibile come posate, cannucce o piatti. L’ONU, sostiene inoltre, iniziative come The Ocean Clean Up.

Plastica negli Oceani: gli effetti sull’ecosistema (Rorozoa, Freepik)

Il 22 Aprile 2024, in occasione della Giornata della Terra, l’associazione no-profit The Ocean Clean Up, ha presentato i risultati ottenuti grazie alla duplice linea d’azione. L’organizzazione si impegna a ripulire l’Isola di Plastica e al contempo a ridurre l’afflusso di rifiuti dai fiumi più inquinati del mondo, come il Cengkareng Drain in Indonesia.

Nata nel 2013 e diventata operativa nel 2019, la The Ocean Clean Up ha raccolto ben dieci milioni di chilogrammi dalla Great Pacific Garbage Patch. L’associazione è attiva in otto paesi e, nei prossimi anni, ha in programma di espandere ulteriormente il suo raggio d’azione in altri luoghi e fiumi al fine di ridurre drasticamente l’inquinamento da plastica globale.

Riciclaggio: l’arma bianca contro l’inquinamento

Uno strumento importante e alla portata di tutti contro l’inquinamento da plastica è il riciclaggio. Su larga scala, la produzione di plastica vergine richiede molta energia e impiega materie prime dannose per l’ecosistema come petrolio e gas naturale. Il riciclaggio della plastica riduce la richiesta di materie dannose e ha bisogno di meno energia, di conseguenza meno emissioni di CO2 nell’atmosfera.

Plastica negli Oceani: perché è importante riciclare (Credits: Ron Lach, Pexels)

Purtroppo non tutte le plastiche sono riciclabili e non tutte sono uguali. La plastica è infatti identificata attraverso codici che vanno da uno a sette e sono stampati direttamente sui prodotti. Una raccolta differenziata certosina dei rifiuti plastici domestici è importante per il processo di riciclaggio. Osservare le norme vigenti in materia, in base alla propria città o paese, può fare la differenza.

Autoguarigione della natura come difesa dalla plastica

La natura ha la capacità di autocurarsi, basta pensare alla rinascita della vegetazione a seguito di un incendio. Tuttavia la sua capacità di autoguarigione non è infinita ed è essenziale preservarla. Una recente scoperta della Royal Netherlands Institute for Sea Research ha dimostrato come un fungo, il Parengyodontium albumpotrebbe contribuire allo smaltimento della plastica negli oceani.

Questo microbiota vive in habitat con un tasso elevato di umidità ed è stato trovato nelle acque del Pacifico. Attraverso la produzione di particolari enzimi, è in grado di rompere le molecole del poliuretano portando alla degradazione della plastica in componenti organici più piccoli che possono essere scomposti in sostanza non tossiche.

Plastica negli Oceani: il contributo della ricerca

Marino Morikawa, scienziato ambientale peruviano, ha ridotto in 15 giorni i livelli di inquinamento del lago Titicaca in Perù, tra il 46% e il 77%. I rifiuti provenienti dagli affluenti del lago e la presenza di microplastiche nello specchio d’acqua hanno comportato la proliferazione della lattuga acquatica, una pianta invasiva. Lo scienziato ha usato la pianta come compost e installato un sistema di nanobolle che ha eliminato i virus all’interno del lago. Successivamente ha applicato dei biofiltri naturali, composti da materiali locali, che hanno trasformato le sostanze inquinanti in elementi innocui.

Ridurre quotidianamente l’uso della plastica è semplice e pratico. I termos o le borracce sono una valida alternativa alla classica bottiglietta in plastica monouso. Ormai per ovviare ai sacchetti plastici della spesa tutti i supermercati offrono la possibilità di acquistare buste rigide di plastica riciclata o borse di tela riutilizzabili che contribuiscono ad abbattere l’inquinamento da plastica.

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