Il progetto gr3n Recycling spiega come riciclare, recuperare la plastica e inquinare meno

La plastica che viene giornalmente raccolta nell’ambiente (composta da diverse tipologie) non sempre è destinata a un buon processo di raccolta, recupero e riciclo. La tecnologia attuale prevede come riciclo solo quello meccanico, mentre nuove tecnologie di riciclo chimico si stanno affacciando sulla scena tecnologica. Nello specifico, il PET (o poliestere), è una di quelle plastiche che si prestano meglio al riciclo chimico.

Da brillanti menti italiane è nata l’idea di un processo scientifico che permette, partendo da imballaggi, rifiuti plastici come bottiglie, abbigliamento e altro, di ricreare da zero le molecole che compongono la plastica. Insomma, una rivoluzione: dalle molecole di PET (Polietilene tereftalato) si compongono le plastiche per bottiglie e magliette, dai rifiuti di bottiglie e magliette c’è chi riesce a ricreare la molecola iniziale.

Usato su larga scala, potrebbe voler dire una cosa semplice, quanto rivoluzionaria: potremmo  non avere più bisogno di creare altra plastica dal petrolio.

Come riciclare la plastica: la differenza tra riciclo meccanico e chimico

Si tratta del progetto della società gr3n Recycling. La maggior parte delle persone quando si riferisce al “riciclo della plastica” intende il processo meccanico di pulizia del materiale plastico, rimuovendo dal prodotto qualsiasi eventuale frazione estranea, in modo tale da far tornare il polimero allo stato originale di materia prima. Il riciclo meccanico, però non può rimuovere le sostanze chimiche intrappolate all’interno del polimero come, a esempio, i coloranti. Per dirla chiara: una plastica rossa, resterà rossa, limitandone la possibilità di riuso.

Il progetto della g3n punta ad alterare la composizione chimica della plastica. In altre parole la plastica è composta da più unità (monomeri) che legandosi formano una lunga catena (polimero). Durante il riciclo chimico questa catena viene divisa fino a giungere al frazionamento della singola unità. L’alterazione chimica permette agli scienziati di riottenere l’unità iniziale della plastica priva di contaminanti. Il materiale può così essere nuovamente lavorato e riutilizzato: in poche parole “ri-creato”. Il colorante rosso, insomma, viene rimosso.

La storia di gr3n: da Milano all’Europa

Il progetto di gr3n nasce nel 2011 a Milano da un’amicizia scientifica tra due soci (Maurizio Crippa e Matteo Parravicini) che, accidentalmente, si ritrovano a sperimentare su microonde il riciclo chimico della plastica. L’idea visionaria iniziale dei due amici viene sviluppata in Svizzera. Così nel 2014 nasce, a Lugano, la società gr3n.

In laboratorio viene raffinato il processo e vengono raccolti i fondi necessari per sviluppare il progetto industriale. Dopo la concessione da parte dell’Unione Europea di un finanziamento, grazie al progetto europeo Symbioptima, gr3n fa nascere il primo reattore industriale. In questi mesi, invece, sta nascendo un vero e proprio impianto di depolimerizzazione e purificazione a Chieti. NextChem, società del gruppo Maire Tecnimont per la chimica verde, si è occupata della progettazione e della costruzione dell’impianto, mentre gr3n ha fornito il reattore, cuore tecnologico del processo di depolimerizzazione.

“La concorrenza nel campo del riciclo è sempre molto agguerrita, ma la cosa interessante è che il nostro processo, a differenza di altri, è molto robusto nell’impiego su materiali estremamente lavorati che possono ritornare a diventare interamente puliti” spiega Maurizio Crippa. “L’energia fornita all’impianto è sostenibile. L’impatto ambientale è bassissimo” continua lo stesso.

I partner di questa avventura

Per trasferire il riciclo chimico dai laboratori all’industria, gli aiuti economici e gli sforzi collaborativi sono stati ingenti, come racconta Maurizio Crippa, intervistato da Buone Notizie.

Il grosso dell’utilizzo della plastica avviene per l’imballaggio. Non si può pensare di eliminare del tutto la plastica utilizzata per il packaging, ma questa va indirizzata al corretto recupero per fare in modo che possa essere completamente riutilizzata. Il Corepla, consorzio italiano per il recupero degli imballaggi plastici, sta spingendo fortemente per il riciclo chimico e gr3n sta acquisendo visibilità in tutta Europa.

Molti partner europei si sono legati alla causa di gr3n. Grazie a Demeto (DEpolymerization by MicrowavE TechnolOgy), progetto di ricerca europeo per il riciclo chimico di rifiuti plastici, gr3n sta acquisendo sempre più sostegno. Demeto è finanziato dall’Unione europea nell’ambito del programma Horizon 2020.

I partner ufficiali, oltre a NextChem che ne è anche il coordinatore, sono moltissimi, uniti dalla visione di ridurre l’impatto ambientale della plastica grazie al processo di riciclo chimico proposto da gr3n. La collaborazione si dimostra il miglior investimento in un progetto di tale portata. A esempio H&M, azienda di abbigliamento svedese, è una gr3n partner. Già da diversi anni ha lanciato la collezione di abiti da plastica riciclata.

I sostenitori della lotta alla plastica nel mondo

Sono tante le testimonianze di realtà che si stanno impegnando nella lotta all’inquinamento delle plastiche. In molti si sono accorti che la risposta al danno ambientale potrebbe essere nel corretto riciclo e riutilizzo del materiale plastico. In Kenya è nata la Gjenge Makers, società che trasforma il rifiuto plastico in materiali edilizi.

Levissima, società italiana produttrice di acqua minerale, ha appena lanciato la nuova bottiglia in 100% R-PET, la prima in Italia realizzata interamente in plastica riciclata. Anche Ikea, la multinazionale svedese famosa in tutto il mondo, ha lanciato la collezione Fortskrida per dare nuova vita a jeans e bottiglie di plastica.

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