Il 31,7% del nostro Paese è ricoperto da boschi, un trend in crescita che guarda al futuro con le città biologiche.

Dal 2015 al 2020 la copertura forestale italiana è aumentata di quasi 1 punto percentuale, passando dal 30,8 al 31,7%, lo rende noto in occasione della Giornata Nazionale dell’Albero l’organizzazione non governativa Ambiente Mare Italia, che evidenzia come l’Italia abbia raggiunto un risultato superiore a qualsiasi altro Paese europeo, compresi quelli con una forte tradizione boschiva come Germania e Svizzera, entrambe “ferme” a una copertura del 31%.

L’importanza dei boschi: biodiversità e contrasto ai gas serra

Il 68% dei boschi italiani è di tipo subtropicale composto da querce, pini e altre specie arboree mediterranee, seguito da un 32% di tipo temperato con foreste alpine. La specie più diffusa è il faggio con oltre 1 milione di ettari, seguita dalla quercia con circa 1 milione di ettari e dall’abete rosso con quasi 500.000 ettari. Grazie a questa composizione, i boschi italiani sono più ricchi di biodiversità rispetto alle foreste dell’Europa centrale.

Oltre ad essere necessari per mitigare l’effetto serra, i cambiamenti climatici e contrastare l’innalzamento della temperatura globale, i boschi sono una vera e propria macchina biologica, che cattura carbonio e lo immagazzina nelle fibre degli alberi, mantenendolo bloccato per tempi lunghissimi: un metro cubo di legno secco contiene circa 260 kg di carbonio, pari a circa metà del suo peso.

Proprio per questo, come riportato dall’Inventario Nazionale delle Foreste realizzato dall’Arma dei Carabinieri e del Crea, Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e Analisi dell’Economia agraria, la quantità di Co2 sottratta all’atmosfera è passata da 1.798 milioni di tonnellate a 2.088 milioni, corrispondente a 569 milioni di tonnellate di carbonio organico trattenuto nella biomassa e nel legno morto. “L’anidride carbonica è il gas serra maggiormente responsabile dell’innalzamento globale delle temperature – spiegano i Carabinieri Forestali – Le foreste svolgono un ruolo essenziale nel garantire gli equilibri naturali e ambientali globali”.

I nemici dei nostri boschi: cambiamento climatico e incendi

I cambiamenti climatici sono il vero nemico dei nostri boschi, dove le fortissime ondate di calore degli ultimi anni hanno creato siccità e quindi le condizioni per terribili incendi. Secondo i dati pubblicati nel mese di agosto dall’European Forest Fire Information System (Effis) nella nostra Penisola, da inizio anno, sono bruciati 102.933 ettari di terreno, un’area grande quanto 140mila campi da calcio.

La situazione è andata peggiorando a causa dei continui incendi che hanno colpito la penisola e in particolare il sud Italia, fenomeni che causano non solo una perdita di biodiversità, ma che contribuiscono a immettere nell’atmosfera quantità enormi di anidride carbonica e altri gas serra. Nel 2017, ad esempio, il carbonio assorbito dalle nostre foreste è stato praticamente azzerato dalla CO2 emessa dai devastanti roghi dell’estate.

Le opportunità per il futuro: forestazione programmata, biocities ed ecoquartieri

Nonostante le difficoltà dovute agli incendi e ai cambiamenti climatici, il trend di crescita naturale dei boschi prosegue. Questo sviluppo delle foreste, tuttavia, non può continuare in eterno per ovvi limiti di spazio e secondo le previsioni al 2050 che il ministero dell’Ambiente sta elaborando, finirà intorno al 2030.

Una possibile strategia per proseguire con la crescita delle aree boschive potrebbe essere il ricorso alla forestazione programmata come nel caso di Forestami, il progetto promosso da Città metropolitana di Milano, Comune di Milano, Regione Lombardia, Parco Nord Milano, Parco Agricolo Sud Milano, ERSAF e Fondazione di Comunità Milano, che prevede la messa a dimora di 3 milioni di alberi entro il 2030, per pulire l’aria, migliorare la vita della grande Milano e contrastare gli effetti del cambiamento climatico.

Le foreste urbane e periurbane sono la soluzione per il contrasto dell’inquinamento da biossido di azoto e permettono un netto miglioramento della qualità della vita dei cittadini – ha dichiarato il presidente di Ambiente Mare Italia, Alessandro Botti – Una politica coerente e non occasionale di forestazione permette l’incremento della biodiversità all’interno delle nostre città e un incremento del benessere psico-fisico degli abitanti”.

Un’altra opportunità è nello sviluppo delle biocities e degli eco-quartieri: le prime sono città biologiche che integrano il verde degli alberi all’interno della loro architettura urbana e periurbana. In questo ambito Stefano Boeri, noto architetto, è sicuramente una delle figure più rappresentative grazie a suoi progetti come Bosco Verticale e Bosconavigli a Milano. Progetti simili, come Wonderwoods nel centro di Utrecht o la Forêt Blanche e la Cour Verte a Parigi, si stanno moltiplicando in Europa, caldamente incoraggiati dalla UE .

L’eco-quartiere è la componente più piccola del “sistema città”, un insediamento fatto di alloggi, servizi e spazi aperti comuni, il cui sviluppo ha un’importanza strategica per l’espansione urbana, dove non entra in gioco il solo concetto di efficienza energetica, legato alle prestazioni dei singoli edifici, ma anche quello di mobilità sostenibile, pubblica, pedonale o ciclabile e soprattutto di qualità della vita, strettamente connessa con l’etica della condivisione degli spazi e con l’importanza del rapporto uomo–natura.

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