Il quinto rapporto dell’Osservatorio Nazionale sulla Sharing Mobility premia la città di Milano.

Torna a crescere la mobilità condivisa e supera lo shock della pandemia: a certificarlo sono i dati del quinto rapporto dell’Osservatorio Nazionale sulla Sharing Mobility che riportano come le iscrizioni ai servizi di sharing mobility in Italia abbiano raggiunto la quota di 5 milioni e mezzo. Dal 2015 sono triplicati i servizi con 158 sharing attivi in 49 città e circa 15 milioni di Italiani che possono utilizzare almeno un servizio di sharing con quasi 90.000 i veicoli in condivisione tra auto, scooter, bici e monopattini.

I vantaggi della mobilità condivisa

Lasciare la propria auto a casa, scegliere di muoversi con il car sharing o sfruttare altri servizi di sharing, è un ottimo punto di partenza per cercare di ridurre il traffico urbano e per risolvere i problemi legati alla congestione stradale.

La riduzione dell’utilizzo di veicoli di proprietà comporta anche una diminuzione notevole dell’inquinamento atmosferico: infatti, secondo l’Osservatorio Nazionale Sharing Mobility, l’utilizzo di servizi di mobilità condivisa in città può ridurre di circa un terzo le emissioni nocive per l’ambiente. 

L’utilizzo della mobilità condivisa comporta anche un notevole risparmio economico e di tempo per ogni cittadino. Infatti, la diminuzione del numero di veicoli in circolazione e del traffico urbano significa una riduzione dello spreco di carburante, oltre a un notevole risparmio sui costi associati alla propria auto in quanto non sono richiesti costi di acquisto, assicurazione e manutenzione. In più, man mano che il traffico urbano diminuisce, ogni fruitore può recuperare il tempo prezioso che solitamente trascorre in auto.

Il panorama della mobilità condivisa in Italia

Tra il 2019 e il 2020 si è registrato un boom di monopattini (+65%) e scooter (+45%), una crescita che ha portato la micromobilità a costituire il 91% del parco veicoli in condivisione, supportata anche dall’aumento dei noleggi giornalieri dei monopattini e che ha portato, nell’arco degli ultimi cinque anni, a una riduzione del peso medio di un veicolo in sharing, passando da 400kg a 120kg.

Questa tendenza si spiega con la preferenza al noleggio di veicoli che non hanno problemi di parcheggio, così da ridurre i tempi di percorrenza e azzerare, o quasi, gli impatti ambientali, trattandosi di veicoli senza motore o con motore elettrico.

La sfida per il futuro, segnala il rapporto, sarà aumentare la diffusione della sharing mobility: più del 50% dei capoluoghi italiani non dispone ancora di un servizio sharing. Occorre poi superare il divario Nord/Centro-Sud e sviluppare la mobilità condivisa anche nelle città medio-piccole. Necessario inoltre “sostenere i servizi di sharing mobility con modelli simili a quelli con cui si sostiene il trasporto pubblico, ma con volume di risorse di scala nettamente inferiore“.

L’Osservatorio ha simulato quale sarebbe l’ordine delle risorse da impegnare annualmente per istituire un efficace servizio di bike-sharing nei 76 capoluoghi che ancora non ne dispongono. “Mettere su strada circa 35.000 biciclette in condivisione, servendo circa sette milioni di italiani in più rispetto a oggi, – si legge nel rapporto dell’Osservatorio – significherebbe aumentare la dotazione di risorse del Fondo nazionale per il trasporto pubblico locale di solo lo 0,5% all’anno

In vetta Milano e Roma, indietro Napoli

A Milano va il primato di città della sharing mobility e della multimodalità, infatti è prima in tutti gli indicatori come percorrenze, numero veicoli e numero noleggi. Inoltre è una delle sole quattro città, assieme a Roma, Torino e Firenze, a disporre di tutte le tipologie di vehicle sharing. Roma, che cresce soprattutto in termini di flotte, raggiunge il secondo posto, terza Torino, a seguire poi altre città metropolitane: Bologna, Firenze, Bari, Genova. Nei primi 10 posti anche città medio-piccole come Pescara, Rimini, Verona.

Napoli, tra le grandi città, rimane indietro in quanto sprovvista di un servizio di scooter sharing e con un car sharing  di piccole dimensioni. Le città che hanno almeno un servizio di mobilità condivisa sono così suddivise: 26 al Nord, 10 al Centro, 13 al Sud.

I dati sui noleggi giornalieri in Italia, sottolinea lo studio, possono essere confrontati con lo Shared mobility index di Fluctuo, che tiene sotto osservazione 16 città europee: il trend positivo registrato a Milano, Torino, Roma, Bologna, Cagliari e Palermo è in linea e addirittura migliore di quello europeo.

Per rendere sostenibili le città – ha detto il Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile Enrico Giovannini – i servizi di mobilità condivisa giocano un ruolo cruciale insieme al trasporto pubblico locale. Anche grazie all’evoluzione delle tecnologie digitali, la mobilità alternativa offre maggiori soluzioni per lo spostamento dei cittadini a minore impatto ambientale. Con il progetto “Mobility as a service”, che prevede la selezione di tre città leader e sette territori follower per sperimentare il nuovo modello di mobilità integrata, si avvia una importante e necessaria transizione”.

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