I disastri ambientali restano impressi nella nostra memoria. L’impatto sull’ambiente circostante e le conseguenze si possono trascinare per anni. Di recente, alcuni ricercatori dell’Università della Georgia hanno creato una schiuma di un materiale speciale, battericida e anticoagulo, per contrastare gli effetti negativi derivanti dall’inquinamento.

La superschiuma dell’Università della Georgia

Recente è la scoperta, da parte di un gruppo di ricercatori del dipartimento di Chimica e Ingegneria Biomedica dell’Università della Georgia, di un materiale molto speciale. Si tratta di una schiuma riempita di microparticelle di grafene e rame. Il grafene è carbonio, che ha la proprietà di essere resistente come un diamante e flessibile come la plastica. Le particelle di grafene sono elettricamente cariche e idrorepellenti; il rame è battericida.

Riscopri anche tu il piacere di informarti!

Il tuo supporto aiuta a proteggere la nostra indipendenza consentendoci di continuare a fare un giornalismo di qualità aperto a tutti.

Sostienici

La struttura della schiuma è costituita da pori tridimensionali interconnessi, per facilitare l’assorbimento degli olii e la capacità di dissolvenza dell’olio a contatto con superfici acquose, in ambienti ad alta salinità e corrosività. Questo materiale è idoneo per contribuire alla pulizia dopo un disastro ambientale; è in grado di ridurre i batteri del 99,9% sulle superfici con le quali entra in contatto. Ha proprietà anticolagulanti, antimicrobiche e antivegetative.

In epoca di grandi cambiamenti climatici, occorre porsi il problema di come contrastare efficacemente eventuali conseguenze nefaste derivate da danni ambientali, per non ripetere gli errori del passato.

Cosa sono i disastri ambientali

Un disastro ambientale rappresenta l’alterazione catastrofica dell’ecosistema, causata da una o più attività dell’uomo. Gli ecosistemi sono ambienti entro i quali gli organismi viventi e le sostanze non viventi interagiscono tra loro. La fragilità è caratteristica che accomuna gli ecosistemi, soprattutto quelli ad alta concentrazione antropica. La presenza dell’uomo è, in alcuni casi, destabilizzante, poiché compromette l’incolumità dell’ambiente. Nell’immaginario comune, ai disastri ambientali si associano le calamità naturali, per l’impatto che entrambi possono avere nelle zone investite da questi fenomeni.

Doverosa è però una distinzione: mentre il disastro ambientale è causato dall’uomo, la calamità naturale è solitamente rappresentata da un evento atmosferico eccezionale e avverso, che può contribuire a causare disastri ambientali. Gli effetti di un disastro ambientale sono immediati o diffusi, a seconda della rapidità con la quale insorgano. I danni possono essere su piccola o su larga scala.

I disastri ambientali più (tristemente) noti

Alcuni semplici toponimi evocano alle nostre menti i disastri ambientali più noti agli onori delle cronache. Chernobyl, Fukushima, l’Alaska, il Golfo del Messico, l’Oceano Atlantico. A Chernobyl si è consumato, nel 1986, il più grande incidente nucleare della storia. A Fukushima, un sisma prima e uno tsunami poi hanno causato la distruzione di uno dei reattori della locale centrale nucleare.

Nel Golfo del Messico, nel 1989, il disastro della petroliera Exxon Valdez ha riversato in mare tra i 41,5 e i 119 mila metri cubi di petrolio grezzo, compromettendo più di 1900 chilometri di coste. Nel tratto di costa atlantica tra il Portogallo e la Francia, nel 2002 1700 chilometri di coste furono danneggiati dal naufragio della petroliera Prestige, che riversò in mare 77 mila tonnellate di greggio. L’esplosione della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon causò nel 2010 la morte di undici operai e la dispersione di 780 mila metri cubi di sostanza.

Chi risponde di questi disastri? Quantificare il danno, fornire cifre e importi dei risarcimenti non è sempre possibile. Indubbiamente, qualsiasi cifra sborsata riesce con difficoltà a compensare l’impatto ambientale o reputazionale di catastrofi di tale entità.

Normative internazionali per il contrasto dei disastri

Le Nazioni Unite hanno istituito, nel 1999, l’Agenzia per la riduzione del rischio da disastro (United Nations Office for Disaster Risk Reduction, Unddr). Compito principale di questa agenzia intergovernativa è monitorare l’applicazione del protocollo Sendai per la riduzione del rischio da disastro.

Il protocollo Sendai prende il nome dalla località nella quale si è tenuto il summit internazionale di paesi che lo hanno ratificato. Si basa su quattro pilastri, da realizzarsi nel periodo di osservazione 2015-2030: essere consapevoli del rischio generato dai disastri ambientali, rafforzare la gestione del rischio di disastro, investire in strategie per la riduzione del rischio, migliorare l’efficacia di risposta al rischio. Tra gli obiettivi c’è la riduzione della mortalità globale media da disastro ambientale, per ogni centomila abitanti, entro il 2030, diminuendo il tasso rispetto al periodo 2005 – 2015.

Nell’autunno del 2021 il Regno Unito ha approvato l’Environmental Act, una nuova legge sulla sostenibilità ambientale che punta a inasprire le sanzioni in caso di disastro e a monitorare la presenza di materiali tossici.
Negli Stati Uniti il Disaster Recovery Reform Act, promulgato nel 2018, semplifica l’accesso ai fondi per il ripristino delle attività danneggiate da disastro ambientale.
In Italia la legge numero 68 del 2015 ha modificato il diritto penale, fino ad allora vigente in materia di disastro ambientale. La legge ha introdotto reati come l’inquinamento, l’omessa bonifica e il traffico di materiale radioattivo. Per la prima volta, ad essere tutelato è l’ambiente stesso in qualità di bene comune.

Leggi anche:

Cambiamenti climatici: i modelli di prevenzione e adattamento esistono e servono a limitare i danni

Condividi su:
avatar donatella bruni

Donatella Bruni

Mi occupo di economia, lavoro e società, con uno sguardo alle dinamiche del lavoro, ai consumi e ai cambiamenti del mondo che ci circonda (fisico e digitale). Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

Riscopri anche tu il piacere di informarti!

Il tuo supporto aiuta a proteggere la nostra indipendenza consentendoci di continuare a fare un giornalismo di qualità aperto a tutti.

Sostienici