Negli ultimi anni si è parlato molto dell’inquinamento da plastica, in particolare di quello marino. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista “Plos One” da un gruppo di ricerca internazionale guidato da Marcus Eriksen, co-fondatore dell’organizzazione no-profit californiana 5 Gyres Institute, a partire dal 2005 la plastica negli oceani è aumentata come non mai negli ultimi 40 anni.

Sono oltre 170.000 miliardi i frammenti di plastica che galleggiano in superficie, per un peso complessivo di 2,3 milioni di tonnellate, e il loro rilascio in acqua è destinato quasi a triplicare entro il 2040.

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Alla luce di questa problematica, governi, imprese, enti di ricerca si stanno impegnando attraverso diverse campagne, sia locali, sia internazionali, a cercare i migliori sistemi per ridurre questa tipologia di inquinamento.

Le cause

L’80% dell’inquinamento marittimo è causato dalla plastica. Ogni anno dai 4 ai 12 milioni di tonnellate di plastica finiscono nei mari di tutto il mondo. Si calcola che i 4/5 dei rifiuti di plastica nel mare entrano sospinti dal vento o trascinati dagli scarichi urbani e dai fiumi. Il resto è prodotto direttamente dalle navi che solcano i mari.

La plastica impiega centinaia di anni per decomporsi. Per questo la ritroviamo in mezzo agli oceani, a formare gigantesche isole di rifiuti. Gran parte dell’inquinamento marino, poi, è causato dalla presenza delle cosiddette microplastiche, minuscole particelle rilasciate dagli oggetti che si decompongono, dai saponi e dai cosmetici che finiscono in mare.

La microplastica è presente ovunque, negli oceani, ma anche sulle montagne. Infatti, oltre che nell’acqua, si disperde anche nell’aria ed entra a far parte dell’acqua potabile e della catena alimentare degli animali acquatici e dell’uomo.

Le conseguenze

Le conseguenze possono essere disastrose e coinvolgere le catene alimentari, compresa quella dell’uomo.

Qualunque oggetto di plastica una volta finito in acqua si spezza in frammenti più piccoli. La plastica passa per diversi stati e dimensioni durante la biodegradazione e la dimensione di questi frammenti può raggiungere meno di 5 mm di diametro.

Le fasi di biodegradazione costituiscono una fra le principali cause di morte per soffocamento di molti pesci ed uccelli marini, poiché vengono scambiati per cibo o plancton. Sono 2.150 specie marine che sono venute in contatto con la plastica. Fino al 90% di tutti gli uccelli marini e il 52% di tutte le tartarughe marine ingeriscono plastica.

Inoltre nel cibo di cui ci nutriamo si trovano tracce delle microplastiche, ormai presenti in quasi tutti i pesci.

Le strategie adottate dall’UE per ridurre l’inquinamento da plastica

L’Unione Europea svolge un ruolo guida nella lotta mondiale contro l’inquinamento da plastica, sostenendo l’istituzione della High Ambition Coalition to End Plastic Pollution, coalizione che si è impegnata nei negoziati ad alto livello per eliminare questa tipologia di inquinamento entro il 2040. Gli obiettivi principali sono:

  • limitare il consumo e la produzione di plastica a livelli sostenibili
  • consentire un’economia circolare per la plastica che protegga l’ambiente e la salute umana
  • raggiungere una gestione e un riciclaggio rispettosi dell’ambiente dei rifiuti di plastica

Inoltre, nel marzo dello scorso anno, è stata adottata una risoluzione storica dai Paesi alla quinta sessione dell’Assemblea delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEA-5.2), che ha chiesto la convocazione di un comitato negoziale intergovernativo per sviluppare, entro la fine del 2024, uno strumento internazionale giuridicamente vincolante sull’inquinamento da plastica, anche nell’ambiente marino.

L’Assemblea ha adottato 14 risoluzioni. Quest’ultime hanno toccato temi di grande rilievo, come la gestione sostenibile dei laghi, il legame tra benessere animale, ambiente e uomo, l’economia circolare e la ripresa socio-economica dagli effetti del COVID-19.

La tutela dei mari è stata inserita anche fra gli obiettivi Agenda 2030 dalle Nazioni Unite: con l’obiettivo 14.1 si intende prevenire e ridurre in modo significativo ogni forma di inquinamento marino, in particolar modo quello derivante da attività esercitate sulla terraferma, compreso l’inquinamento dei detriti marini e delle sostanze nutritive, entro il 2025.

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Giulia De Giacinto

Giulia De Giacinto. Appassionata di Motorsport, in particolare di Formula 1; mi piace raccontare le sue connessioni con la sostenibilità e storie di grande ispirazione. Attualmente scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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