Si chiama GreenVolt ed è il nuovo progetto che si è aggiudicato la jointventure norvegese Vargronn. Si tratta della costruzione di un parco eolico offshore, ossia costruito in mare aperto, a circa 80 miglia dalla costa del Regno Unito. La produzione di elettricità, tramite la creazione di parchi offshore, è in costante crescita per via dell’elevata produttività che li caratterizza.
In alto mare i venti sono mediamente più intensi e costanti e le installazioni in acqua mitigano l’erosione del suolo. Aspetti che rendono l’eolico offshore assai appetibile per quanto concerne la sostenibilità energetica e climatica. Inoltre, secondo studi accreditati, l’Italia potrebbe avere ricadute importanti dal punto di vista produttivo e occupazionale che meritano di essere considerate attentamente.
Il 2023 è stato l’anno record per il settore
Secondo il Global Offshore Wind Report 2024 curato dal Global Wind Energy Council, il forum rappresentativo del settore dell’energia eolica, il 2023 è stato l’anno migliore di sempre per l’industria offshore su scala mondiale. Con un aumento del 24% delle installazioni rispetto all’anno precedente, si prevede un aumento costante del tasso di crescita almeno sino al 2030.
Il primato di maggior produttore di energia eolica offshore lo detiene attualmente la Cina. Per il sesto anno consecutivo, Pechino ha aggiunto 6,3 GW (gigawatt) di produzione nel 2023. Anno che ha fatto segnare un record positivo anche per l’Europa, con la produzione di 3,8 GW da 11 parchi eolici disseminati in sette Paesi dell’Ue.
I Paesi Bassi costituiscono attualmente il mercato più importante in Europa, con 3,8 GW commissionati nel 2023, seguiti da Regno Unito (833 MW), Francia (360 MW), Danimarca (344 MW), Germania (257 MW), Norvegia (35 MW) e Spagna (2 MW).
In Italia si procede lentamente ma il futuro promette bene
Nel nostro Paese le cose potrebbero andare decisamente meglio, utilizzando un eufemismo. A fronte dei 19,38 GW prodotti da installazioni eoliche offshore nei 27 Paesi dell’Ue, l’Italia contribuisce per appena lo 0,05% del totale, con l’installazione del parco Beleolico di Taranto.
Inaugurato nella primavera del 2022, dopo un iter burocratico durato 15 anni, il parco pugliese copre il fabbisogno energetico di circa 60mila persone. Nonostante i ritardi dell’Italia, segnalati anche da Legambiente nel suo “Rapporto Offshore”, c’è però forte speranza per il futuro.
Attualmente, secondo il portale Valutazioni e Autorizzazioni Ambientali del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica (MASE), vi sono 87 progetti in fase di valutazione concernenti l’installazione di parchi eolici offshore in Italia. Segno di una certa dinamicità contrassegnata dalla voglia di mettersi al passo con le altre realtà nazionali.
L’eolico offshore rappresenta un’occasione da non lasciarsi sfuggire
Sembra quindi che qualcosa di concreto stia già avvenendo. Ma l’aspetto che deve convincere il nostro Paese ad investire maggiormente in questo settore è dato anche dal tessuto produttivo nazionale su cui può contare. Lo sviluppo dell’eolico offshore può infatti fare affidamento su aziende leader nei settori della metallurgia, della meccanica navale e delle infrastrutture portuali.
Legambiente, nel suo rapporto, ricorda che l’Italia è seconda, dopo la Germania, per la produzione di acciaio in Unione Europea, con un quantitativo di 21,6 milioni di tonnellate l’anno. È prima, invece, per valore di produzione di strutture in ferro e acciaio (dove pareggia quasi i valori di Germania, Francia e Spagna insieme), e per valore di produzione di navi e imbarcazioni, con 6,6 miliardi di euro.
“La realizzazione di 20 GW di eolico offshore galleggiante in Italia potrebbe creare circa 27 mila nuovi occupati”, scrive Legambiente citando lo studio realizzato da The European House-Ambrosetti, think tank dell’omonimo forum internazionale che si tiene annualmente sul lago di Como. Prospettive che rendono il settore altamente appetibile non solo dal punto di vista ambientale, ma anche per quanto concerne le ricadute economiche e sociali.
La nozione chiave per approcciarsi con curiosità e interesse a questo ambito è proprio quello di sostenibilità. Per farla propria è necessario avere coraggio di guardare oltre la quotidianità e credere ai dati che indicano delle prospettive assai incoraggianti per il futuro.

