Dopo l’alluvione di Vernazza, la storia di un volontario

By 13 Dicembre 2011 novembre 8th, 2018 Storie
Vernazza alluvionata

Manuel Marco Mazzini ha partecipato come volontario alle operazioni di soccorso alla popolazione di Vernazza, considerato il borgo più bello delle Cinque Terre, già dichiarato dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità e, oggi, reso quasi irriconoscibile dallo smottamento dovuto all’alluvione dello scorso ottobre.

Dottore in chiropratica, Mazzini è legato a Vernazza e ai suoi abitanti da molti anni: uno dei suoi migliori amici – Franco Resasco, psicologo – e suo ex-compagno di liceo è nato a Vernazza e proprio la nonna di Franco è stata una delle sue primissime pazienti. Da allora, Mazzini è diventato un punto di riferimento per gli abitanti del paese che soffrono di disturbi alla colonna vertebrale e alle articolazioni. Dopo aver appreso dell’alluvione, Mazzini, insieme a Resasco, è partito per Vernazza per dare alla popolazione il suo aiuto, non solo professionale, ma anche umano.

Manuel Marco Mazzini

Manuel Marco Mazzini

Dopo essersi coordinato con la Croce Rossa Italiana e col “Chiropractic Action Team” (CAT, un gruppo di volontari dottori di chiropratica, che è nato dopo il terremoto dell’Aquila e che collabora con la CRI nelle situazioni di emergenza e in caso di bisogno) è giunto in Liguria ed ha trovato un territorio sfigurato (nelle foto). “Vedere Vernazza in quelle condizioni” ha detto Mazzini “mi ha molto colpito, era un’immagine “apocalittica”, la montagna alle spalle del paese era completamente franata, riversando fango, rocce e detriti lungo tutto il centro del paese, sommergendo la via principale e tutti i suoi negozi fino al primo piano delle abitazioni; la strada non esisteva più, il paese era rimasto isolato per vari giorni, senz’acqua, luce e gas. La situazione sembrava disperata ma tutti, la popolazione, i volontari, i vigili del fuoco, l’esercito e le forze dell’ordine lavoravano con un ritmo incessante, senza quasi sentire la fatica”.

A Vernazza, la chiesa del paese era stata trasformata in magazzino e sede operativa della CRI e Mazzini ha potuto lavorare in sacrestia, aprendo il suo lettino portatile e cominciando a trattare tutti coloro che avevano bisogno di aiuto. “Chi subisce uno shock emotivo così forte può bloccarsi fisicamente ed emotivamente e il nostro lavoro congiunto avrebbe potuto aiutarli a riprendersi più velocemente. Da principio le persone si presentavano con ogni tipo di sintomo, dal forte mal di schiena a causa della fatica dovuta al tanto spalare, a tensioni sulle spalle e braccia dopo aver trasportato tanti pesi, molti non dormivano da giorni e chi riusciva ad addormentarsi era tormentato da incubi” – ha spiegato Mazzini.

Ed ha proseguito: “Ho iniziato a riscontrare su tutti gli abitanti lo stesso blocco nella regione dorsale, che corrispondeva al blocco del diaframma, il muscolo primario della respirazione. Discutendone con il dottor Resasco, abbiamo concordato che il blocco del diaframma era logico e tipico di uno shock emotivo. Infatti, secondo Franco, la gente del paese avrebbe accettato un attacco anche violento dal mare, come hanno vissuto anche le generazioni passate, ma nessuno si sarebbe mai aspettato un attacco alle spalle dalla montagna dove si sono sempre rifugiati dalla furia delle mareggiate. La risposta immediata da parte dei pazienti è stata quella di prendere una grossa boccata d’aria e ricominciare a respirare e, di conseguenza, quella di provare un senso di benessere e rilassatezza come avviene quando ci si libera da un peso”.

Da questa esperienza di solidarietà, aiuto e amicizia nei confronti degli abitanti, sotto l’egida del Comune è nata l’Associazione “Per Vernazza Futura”, che ha come obiettivi principali dare aiuto alle popolazioni colpite, ricostruire il territorio e tutelare l’ambiente. “Ringrazio gli amici che hanno dato il loro aiuto finanziario perché Vernazza torni ad essere una meravigliosa perla delle cinque terre” ha detto Mazzini. Ed ha concluso il suo racconto con un messaggio personale a tutti gli abitanti di Vernazza: “Porterò, per tutta la mia vita, nel cuore questa esperienza e ringrazio tutti, perché ho ricevuto da voi molto più di quello che ho dato, sono certo che sarete capaci a rialzarvi e rinnovarvi ancor più forti di prima, anche con l’aiuto di tutte le persone che vi vogliono bene”.

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