Il 18 dicembre è la giornata mondiale dei migranti. La storia di due migranti e della loro integrazione in Italia in un’intervista di Buonentozie.it.

Il 18 dicembre si celebra la giornata mondiale dei migranti. Oggi più che mai è necessario ricordare l’importanza dell’umano, indipendentemente dal luogo di origine e dal luogo di arrivo.

Per buonenotizie.it due “migranti”, Ismael dal Pakistan e Nguyet dal Vietnam, ci raccontano le loro storie di migrazione e integrazione. Due epoche diverse, il 2015 e il 1979, due luoghi di arrivo differenti, Friuli e Piemonte, ma la fierezza di essere cittadini italiani e del mondo.

I luoghi dell’abbandono per i migranti

Ismael ha lasciato Islamabad, in Pakistan, nel 2013 ed è arrivato a Trieste, come migrante, nel 2015. Da allora è mediatore culturale e si occupa di aiutare altri migranti che, come lui, hanno intrapreso la Rotta Balcanica. Nguyet è arrivata in Italia, a Torino, nel 1979; è una “boat people”, scappata dall’antica capitale vietnamita Saigon, conosciuta come Ho Chi Min. Oggi è nonna e gestisce una piccola sartoria.

“Non è facile lasciare il proprio Paese e partire – racconta Ismael – Ho lasciato la mia casa perché il regime di opposizione pakistano ha ucciso parte della mia famiglia; l’unica cosa che potevo fare era andare in Europa, iniziare una nuova vita e una nuova integrazione in una Terra libera. Ho attraversato l’Iran, la Turchia e i Balcani. Sono stato rimandato indietro e ho ritentato due volte di arrivare al confine italiano. Nel 2015 ho raggiunto Trieste e sono diventato un nuovo me stesso: Isma, come mi chiamano gli amici italiani”.

Ero una giovane studentessa di Saigon – spiega Nguyet – stavo frequentando l’ultimo anno delle scuole superiori per diventare maestra, come mia madre. Il Vietnam era un Paese oppresso e diviso in Nord (comunista) e Sud (liberale). Dopo vari colpi di stato e l’invasione, la situazione a Saigon e nel Vietnam del Sud era diventata terribile. Abbiamo perso tutto e siamo scappati in mare, insieme ad altre centinaia di migranti. La nave della marina militare italiana Andrea Doria ci salvò e in pochi mesi arrivai in Piemonte, diventando una donna italiana“.

L’integrazione e il lavoro che nobilitano i migranti 

Vivere nella condizione di migrante è duraspiega Ismael – Tutti ti considerano spazzatura e si perde il senso dell’essere umano. Quando sono arrivato a Trieste, pensavo che sarebbe stata solo una città di passaggio: come per molti migranti, l’obiettivo è quello di arrivare nel Nord Europa o in UK, perché si pensa si possa guadagnare molto denaro. Quando però sono stato accolto e medicato a Trieste, ho capito che avrei dovuto vivere in Italia e integrarmi in questa realtà. Ho così studiato l’italiano e ogni giorno aiutavo i ragazzi che arrivavano dall’Est del mondo. Oggi sono un mediatore culturale e aiuto gli altri nel difficile processo di integrazione.”

Non so nuotare – esordisce Nguyet – e l’acqua mi fa paura, perché ripenso ai lunghi giorni trascorsi in mare su delle zattere. Quando la marina italiana ci ha accolti e i marinai si sono presi cura di noi, ho capito che mi sarei integrata in Italia. Capivo solo tre parole Ciao, Grazie e Mangiare. Arrivati a Genova siamo stati mandati da alcune famiglie e poi trasferiti a Torino. Insieme a me c’era un ragazzo di Saigon, Binh, che è diventato mio marito. Abbiamo iniziato a lavorare in un negozio di formaggi e la nostra integrazione è stata semplice: l’Italia degli anni Ottanta era molto meno presa d’assalto dai migranti rispetto ad oggi e non si parlava di terrorismo. Dopo la nascita del mio primo figlio, ho deciso che avrei aperto una sartoria per dedicare più tempo alla famiglia. E ora eccomi qui: una nonna, sarta, italiana, che cerca di insegnare ai nipoti il vietnamita”.

La giornata mondiale della migrazione per non dimenticare il valore della libertà

“La giornata mondiale dei migranti è un momento molto toccante per me – dice Ismael – è un modo per ricordare l’importanza della libertà, la difficoltà della fuga dalla propria casa e coloro che non ci sono più. Quello che voglio è che le persone si sensibilizzino sul fatto che i migranti sono esseri umani che scappano perché non hanno altra scelta. Chi non può tornare nel proprio Paese non è che non lo faccia perché non voglia, ma perché non può. Nessuno tornerebbe sotto le bombe da cui è scappato. Per me è molto importante aiutare tutti coloro che vogliono vivere una vita libera e integrarsi in una nuova realtà”.

“Per me la giornata mondiale dei migranti è un momento di ricordo – aggiunge Nguyet – cerco di celebrarla come se fosse un compleanno, anche se è stata istituita solo nel 2000. Preparo una torta per ricordare i momenti felici della mia vita in Italia e la fortuna che ho ad invecchiare qui. Tutti dovrebbero capire che il migrante è una persona che ha scelto di scappare perché le condizioni economiche, sanitarie e politiche del proprio Paese, sono inaccettabili per poter essere felici. Mio figlio ha potuto studiare all’estero, viaggiare e realizzare i suoi sogni, il migrante lo fa perché il suo unico sogno e vivere”.

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