La Puglia, terra di sole e di ulivi, nasconde un volto meno noto: quello dei campi e delle periferie dimenticate, dove l’emarginazione e lo sfruttamento sono all’ordine del giorno. In questo scenario, Casa Bakhita rappresenta un’isola di possibile riscatto. Costruita a Borgo Tre Titoli, in provincia di Foggia, per offrire un sostegno concreto agli immigrati che lavorano nei campi, questa struttura è diventata un punto di riferimento per un’intera comunità. Nonostante le difficoltà e le sfide quotidiane, Casa Bakhita continua a essere un esempio di solidarietà e di impegno civile, dimostrando che la via per l’integrazione parte dal riscatto umano.
Camminando tra i campi che portano alla struttura si incrociano volti rigati dalla fatica e dall’emarginazione. Ci si imbatte in sguardi diffidenti che raccontano storie difficili, ma che qui hanno trovato un luogo in cui potersi sentire parte di una comunità. Volontari di diverse confessioni religiose, laici e non, donano il loro tempo per cercare di dare un futuro a chi non riesce a vivere in maniera dignitosa. A causa della propria condizione di immigrati spesso irregolare, gli abitanti del borgo sono vittime di ingiustizie e isolamento sociale.
Non è un caso che il nome scelto per questo luogo derivi dalla prima schiava che la Chiesa Cattolica ha proclamato santa. Sull’esempio di questa donna, in queste terre lo sviluppo umano si dimostra più forte della schiavitù. Ecco perché nel tempo, l’edificio è diventato un posto, dall’alto valore simbolico, dove poter rispondere a varie necessità: dall’assistenza materiale a quella spirituale, dal supporto medico a quello legale. Ripartire dai diritti della persona umana è la via per sanare conflitti e ingiustizie.
Scopri come Casa Bakhita è nata ed è diventata una comunità di spiritualità, di dialogo ecumenico, di integrazione e soprattutto di fraternità e amicizia civile, in questo articolo su UnitiNelDono.
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