Pedalare liberi, in alcuni Paesi del mondo, come l’Afghanistan, è un sogno irrealizzabile: l’associazione Road to Equality ha dato vita ad un progetto per tutelare i diritti delle cicliste afghane e consentire loro di praticare sport in Italia. Non solo: due atlete, scappate dal regime talebano e accolte in Italia, hanno gareggiato alle Olimpiadi di Parigi con la maglia della nazionale afghana. Per BuoneNotizie.it l’intervista alla presidente e campionessa di ciclismo Alessandra Cappellotto.

Pedalare libere in Italia, sognando l’Afghanistan

Essere cicliste in Afghanistan è, ad oggi, proibito. Nonostante ciò le sorelle e cicliste afghane Fariba e Yuldoz Hasmini, che si sono allenate per mesi in Italia, hanno rappresentato l’Afghanistan alle Olimpiadi di Parigi 2024. Un sogno realizzato grazie al progetto Road to Equality, di cui la campionessa Alessandra Cappellotto è presidente.

«Essere cicliste in Italia o in Afghanistan è molto diverso – spiega la presidente Cappellotto – io sono stata ciclista professionista e ricordo la sensazione di poter pedalare libera e senza paura di nulla. Per molte ragazze, in tante parti del mondo, provare questa sensazione è impossibile. Con questo pensiero abbiamo dato vita al progetto Road to Equality: una società sportiva dilettantistica che supporta le atlete di Paesi in cui la libertà è minata, per consentire loro di portare avanti la loro carriera agonistica. Nel nostro team ci sono molte cicliste afghane che, oggi, possono pedalare libere in Italia, portando però alta la bandiera del loro Paese. È il caso di Fariba e Yuldoz, che sono state selezionate per partecipare alle Olimpiadi di Parigi, portando alta la bandiera afghana e il loro amore per l’Italia».

Un progetto per essere cicliste anche nel proprio Paese

L’associazione promuove l’emancipazione della figura femminile attraverso il ciclismo e si ispira all’obiettivo 5 dell’agenda ONU 2030.

«Con il nostro progetto – continua Alessandra Cappellotto – vogliamo dare alle cicliste afghane e di Paesi in cui le donne non godono di diritti, la possibilità di emanciparsi attraverso lo sport. La bicicletta è un mezzo incredibile per le nostre ragazze. Essere parte di una squadra e potersi confrontare, rende le donne unite e libere di potersi confidare. Non è scontato per loro essere ascoltate e poter parlare delle loro paure. Cerchiamo però di aiutare le cicliste anche nei loro Paesi di origine, per non sradicarle dalla loro cultura. Il nostro impegno è quello di garantire loro delle opportunità di post carriera nei Paesi in cui vivono».

Le cicliste afghane in Italia: orgoglio e sfida

Le sorelle e cicliste afghane Fariba e Yuldulz Hasmini sono arrivate alle Olimpiadi di Parigi: da rifugiate a campionesse grazie al ciclismo.

«Le nostre due cicliste afghane Fariba e Yulduz ci hanno riempito di orgoglio – conclude la ciclista – sono arrivate in Italia dopo la rivolta in Afghanistan del 2021. Hanno imparato l’italiano e, grazie al nostro supporto, hanno iniziato a gareggiare. Una vittoria dopo l’altra, sono riuscite a diventare professioniste e, dopo tanti allenamenti, hanno raggiunto il traguardo più ambito: le Olimpiadi di Parigi. La più grande soddisfazione, però, è stato vedere il l’amore per la loro patria. Le due sorelle e cicliste afghane, hanno rappresentato l’Afghanistan, seppur siano scappate dal regime talebano: vederle portare alta la bandiera del loro Paese è stata la dimostrazione che, nonostante la dittatura, le donne possono ancora sognare un Afghanistan libero, rappresentarlo e sfidare il regime».

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Edoardo Casolo

Edoardo Casolo

Sono appassionato di geopolitica, cinema e cultura, di viaggi e di industria video-ludica. Vicentino ma vivo a Venezia, città che ho amato dal primo momento in cui l'ho vista. Con il laboratorio di giornalismo realizzerò il mio sogno di diventare pubblicista.

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