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Incendi boschivi: in 2 anni calati del 40%

Dati rincuoranti dal dossier del Corpo forestale dello Stato e Legambiente su “Incendi e legalità”: nel nostro Paese si brucia di meno e si contrasta di più.Le fiamme sono quelle dei boschi, vera e propria piaga che, puntualmente, si ripresenta ogni anno con l’estate. Il contrasto è quello dei reati, che, con le campagne informative e di sensibilizzazione sempre più diffuse ed incisive, il controllo e il presidio del territorio realizzato dagli uomini e dalle donne del Corpo forestale dello Stato e da migliaia di volontari di associazioni ambientaliste e di protezione civile, le crescenti reti di avvistamento e segnalazione dei focolai sul nascere, le attività di spegnimento a terra realizzate dal personale competente, insieme al notevole potenziamento della flotta aerea nazionale stanno dando importantissimi frutti. Risulta infatti, che, negli ultimi sei anni si riducono consistentemente gli ettari di territorio percorsi dal fuoco e la media degli ettari percorsi per incendio. Lo scorso anno gli ettari bruciati si sono quasi dimezzati rispetto al 2000, con un andamento fondamentalmente decrescente anno per anno. Nel 2005 ogni incendio boschivo ha percorso in media 6 ettari di territorio, contro gli oltre 13 del 2000 e i 9,5 del 2003. Eppure, in Italia gli incendi boschivi interessano drammaticamente territori vastissimi. Basti pensare che nel 2005 i roghi hanno coinvolto ben 1.621 amministrazioni comunali, praticamente un comune su cinque ha subito almeno un incendio lo scorso anno. La Sardegna risulta la regione con la più alta percentuale di comuni interessati da incendi boschivi, oltre il 70%, subito seguita da Basilicata e Calabria con oltre la metà delle amministrazioni comunali colpite dai roghi. Primato positivo invece per il Veneto con appena l’1% dei comuni interessati da questa piaga, il Trentino Alto Adige (3%) e le Regioni Marche e Friuli Venezia Giulia (4%).Ad andare in fumo sono, letteralmente, interi ecosistemi spesso pregiati, causa dunque dell’accrescimento della fragilità idrogeologica del territorio e danno sociale ed economico soprattutto per quelle comunità locali che hanno scommesso sul turismo ambientale. Ma l’interesse è di tutti e prevenzione e pianificazione sembrano essere le parole chiave per continuare ad abbassare l’increscioso trend.

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