Conferenza di Bali, l'Australia dice sì a Kyoto

All’avvio della 13° conferenza ONU sul clima l’Australia dice sì al protocollo di Kyoto. Con l’elezione del leader laburista Kevin Rudd, il continente australe si aggiunge ai 197 paesi già firmatari. L’obiettivo del summit che si terrà a Bali fino al 14 dicembre, è triplice: definire un’agenda delle negoziazioni, fissare una data entro il quale le consultazioni dovranno terminare, ma soprattutto il summit tailandese dovrà indicare delle linee guida per il dopo-Kyoto.

Infatti l’accordo internazionale che fissa dei limiti per le emissioni di anidride carbonica scadrà nel 2012. Va dunque rimpiazzato in fretta. Per questo si sta svolgendo in questi giorni il vertice di Bali, dove 190 paesi con più di 10.000 delegati, stanno cercando intese preliminari e strategie più efficaci per combattere il riscaldamento globale.

Il problema è sempre il solito: riuscire ad inquinare meno senza minacciare lo sviluppo. L’America non crede ancora possibile questa alchimia e si rifiuta di sottoscrivere il protocollo amico del clima, ma la recente adesione dell’Australia rende gli States ancora più isolati: il colosso americano è ora l’unico paese sviluppato, – grande produttore di gas serra – a non aver ratificato il documento nato a Kyoto nel 1997.

Ma anche il protocollo con gli occhi a mandorla non è perfetto: a Bali si parla anche di come migliorare. Si dovrà certamente discutere dei punti oscuri dell’accordo. Un esempio sono le emissioni prodotte dagli aerei: a chi addebitare i vincoli di emissione di un mezzo che attraversa molti paesi? E ancora, come valutare le emanazioni di CO2 dei paesi emergenti? Cina e India – paesi responsabili di enormi emissioni inquinanti e considerati in via di sviluppo – rivendicano infatti il diritto di crescere e svilupparsi senza troppi vincoli, così come è stato per i paesi occidentali, America compresa.

Oltre i grandi problemi globali la conferenza-quadro sui cambiamenti climatici si preoccupa anche di limitare il suo stesso impatto sul clima: sarà infatti minimizzato il condizionamento dell’aria e tutti i delegati saranno invitati ad un abbigliamento casual – senza giacca né cravatta – per sottolineare che un concreto impegno a favore dell’ambiente vale più dell’immagine di serietà offerta da un abito elegante.

Ma non tutti sono ottimisti, c’è anche chi – come Phillip Andrews -Speed dell’università di Dundee – pensando al riscaldamento globale e allo scioglimento dei ghiacciai polari, afferma scherzoso: “Non so come finirà il vertice di Bali, ma credo che dovremmo pensare prima a tirare fuori le scialuppe di salvataggio”.

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