Jerry Lewis torna a sorridere

La sua faccia di gomma di smorfie ne ha fatte tante. Ha fatto ridere intere generazioni. Jerry Lewis, 78 anni, attore e cineasta americano, nel corso della sua lunga carriera ha espresso la comicità anche a livello fisico; indimenticabili le sue maldestre cadute all’indietro. Una di queste, in particolare, trasformò le smorfie di allegria in smorfie di sofferenza che durarono ben 37 anni. Oggi il suo dolore è sotto controllo, grazie a quello che lui stesso definisce il “pacemaker del dolore”: un elettrostimolatore impiantato sottopelle che agisce a livello nervoso inibendo il dolore.
Arrivato il Italia il 17 aprile scorso, per promuovere la campagna europea “Dolore no grazie”, l’attore ha tenuto una conferenza presso il Policlinico Gemelli di Roma al fine di far avvicinare i malati agli specialisti in terapia del dolore. Accolto dagli applausi di tutti i presenti, il comico dei comici spiega come è uscito dal tunnel della sofferenza: “Ho 78 anni, sono sposato da 25, ho sei figli: la più piccola ha 11 anni.. Ho fatto molti film e, per esigenze di lavoro, molte cadute; ma nel 1965 una in particolare mi provocò una lesione alla spina dorsale. Da allora il dolore mi ha accompagnatoda tanti e tanti medici, la mia casa era la farmacia. Nessuno è riuscito a guarirmi fino a quando ho sentito parlare di uno stimolatore. Miracolo! Da due anni sono senza dolore”. Il pacemaker è un dispositivo inserito sotto la cute dell’addome e collegato a uno o due cavi isolati detti elettrocateteri. Questo dispositivo eroga impulsi elettrici che, attraverso i sottilissimi cavi, arrivano al midollo spinale. La stimolazione può essere regolata grazie a un telecomando. “E’ una malattia silenziosa” continua l’attore, “14 milioni di italiani ne soffrono. Sono qui per far sapere alla gente che esiste una soluzione. Io sono rinato, la mia vita è cambiata, mi alzo ogni mattina e dico: Bellissimo! Tra due settimane vado a Las Vegas dove terrò uno spettacolo, poi girerò il Paese per aiutare chi soffre”. E si mette a cantare e commuove.

Jerry Lewis che negli Usa è l’organizzatore del Telethon, nel 1977 è stato candidato al Premio Nobel per la Pace grazie al suo impegno in campo umanitario. Con un sorriso che lo contraddistingue, ricorda che quando veniva in Italia lo salutavano così: “Bentornato Picchiatello” (dall’omonimo film del 1980). E lui, con un gesto abbraccia gli italiani e dice “Ciao baby, adesso posso andare a mangiare la pasta?”.

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