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Telecomandi in sciopero

La raccomandazione vale per tutto il week end: non guardate la tv, ma uscite di casa con il telecomando (il padre di tutti gli ozi). Stavolta, se presentato alla cassa, il simbolo della dipendenza televisiva servirà a ottenere sconti e facilitazioni per visitare ville, parchi e musei nel daytime (tanto per usare il linguaggio Auditel), ristoranti, teatri, cinema, bar e locali nel primetime e oltre. Il primo sciopero nazionale contro i mali del video si propone come una sorta di invito alla liberazione. “La televisione è brutta e cattiva” è lo slogan che accompagna la protesta. Ribadisce un tema, quello della tv scadente, ripetitiva, volgare diventato quasi luogo comune e, perciò, popolare e sentito. “Non ce l’abbiamo con un programma in particolare dicono gli organizzatori ma contro l’uso smodato e alienante della tv al di là di ogni schieramento politico e polemica”. E sul banco degli accusati, indicato come origine dello scadimento qualitativo, viene messo il sistema di rilevamento degli ascolti, ovvero l’Auditel (colpevole anche di “non affidabilità”).
L’appello, lanciato dal Sindacato telespettatori, fondato dall’associazione milanese Esterni, si è fatto rapidamente largo, anche se qualcuno ha protestato per la sovrapposizione con un programma-maratona benefico come il Telethon . Il Fai, il Fondo per l’ambiente italiano, garantirà sconti ed omaggi in parchi, ville, musei, mostre, ma anche teatri, cinema, centri sociali, associazioni culturali. A Milano hanno aderito musei come quello della Scienza e della Tecnica, importanti teatri come lo Smeraldo e il Nazionale. A Madonna di Campiglio si scierà gratis. A Napoli è stato organizzato un giro della città in bicicletta, a Roma è in via di realizzazione un accordo con un circuito di discoteche, locali e ristoranti e il network Go Card, legato al Comune, la cui tessera già prevede sconti in musei, librerie, cinema ha dato il suo appoggio e sta raccogliendo adesioni. Contatti sono in corso con l’Anec (gli esercenti cinematografici) e con la Fipe (gli esercizi pubblici). Ogni città avrà poi un appuntamento d’avvio in una piazza: a Roma, la convocazione è per Campo de’ Fiori alle 21 di domani, a Firenze a Ponte Vecchio, a Napoli a piazza San Domenico, a Palermo in piazza Pretoria, a Venezia a Campo San Bartolomeo.
Per non farsi mancare nulla la tre giorni di astinenza video avrà anche un riscontro Auditel: verrà calcolata la ”prima serata” del sabato (dalle 20,30 alle 22,30). Obiettivo prudente (staccare dalla calamita televisiva quattrocentomila vittime), velleità sconfinate (far precipitare gli indici di ascolto per dimostrare la vulnerabilità del mezzo, ossia la tv). Nel ’95 erano state calcolate appena mille adesioni (ma l’iniziativa era limitata alla Madonnina e dintorni), l’anno scorso, sempre a dicembre, furono contati 110 mila digiuni dal video. Ora, però, si è deciso di varcare il Po, di spingersi a sud. Fra sei mesi (perché, è stato annunciato, la cadenza dell’astensione televisiva sarà semestrale) potrebbero essere un milione a scioperare. Fra un anno 5. Vaneggiamenti? Il rischio, per la verità, è che gli organizzatori siano travolti da subito da un consenso superiore a qualsiasi attesa. “Da quando abbiamo lanciato l’iniziativa a livello nazionale, ci arriva una nuova adesione ogni mezz’ora”, racconta Barbara Specchia, dell’ufficio stampa di Esterni.
PS. Spento il televisore, prima di uscire, mettere il telecomando in tasca anche se non ci sarà bisogno di fare zapping.

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