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L'esotismo di Paul Gauguin approda a Roma

Paul Gauguin, il cittadino del mondo, l’esule per scelta, colui che nella solitudine trovò la sua fonte di ispirazione, finalmente vede nella capitale la città che accoglierà fino al 3 febbraio 2008 circa 150 dei suoi capolavori. Strano disegno del destino. L’uomo che a soli 17 anni si imbarca come marinaio con il desiderio di vedere universi sconosciuti, non ha mai visto Roma. L’ha desiderata, sognata, studiata nei libri di Ovidio e Virgilio, forse l’ha amata da lontano come si ammira una donna sfuggente, che non si potrà mai avere.

Per una resa del tempo, ora il Complesso del Vittoriano – nel cuore di quello che fu l’Impero, vicino la Colonna Traiana, il Foro, il Colosseo – ospita la prima monografica dedicata all’artista francese. Opere provenienti da importanti musei pubblici e collezioni private internazionali – il Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo, la National Gallery of Art di Washington – ripercorrono l’intero percorso umano ed artistico dell’uomo che fu, al contempo, pittore, scultore e poeta, al quale furono negati gli onori della gloria in vita. Un parabola segnata dalla ricerca continua di un Paradiso Perduto, un Eden Immaginario, dove tutto è benessere, gioia, lusso, calma, voluttà. Colui che vive viaggiando, che fugge per ritrovarsi nella luce e nel colore dei mari del sud. “Se desiderate conoscermi – affermerà più volte – cercatemi nei miei quadri”.

Nell’itinerario che la mostra propone, sono visibili le prime opere del periodo impressionista, quando Gauguin si lega a Pissarro e Cezanne e dove il segno diviene una pennellata veloce che riflette sulla tela i sogni di quegli anni, vissuti sulla collina di Montparnasse. Il desiderio di poter fare nella vita ciò che ama, l’artista. I mesi passati in Bretagna, dove insieme a Emile Bernard e Paul Sérusier dà vita alla scuola di Pont Aven. “La Bretagna è selvaggia e primitiva… il rumore degli zoccoli delle donne è un rumore sordo, è la nota che cerco quando dipingo…” . Le linee divengono più delineate, i contorni più decisi, il colore più netto. Non si imita più la natura, la si interpreta. Il nuovo secolo è alle porte, il movimento artistico dei Nabis ne è un esempio. La continua lotta tra il primitivismo e la modernità, tra i miraggi di paradisi lontani e una realtà circoscritta, simbolo di corruzione e degrado morale.

“Troverete sempre una linfa vitale nell’arte primitiva. Nell’arte di una società civilizzata, ne dubito” scrive nel corso dei primi soggiorni in Martinica. La volontà di non esser più – o almeno non solo- un colonizzatore, ma l’ambizione di trasformarsi in un indigeno, di vivere da dentro le consuetudini locali. Perso negli sguardi delle giovani donne del luogo, Gauguin sposa Annah, tredici anni appena compiuti. La ritrae nelle sue tele, si chiede il perché della vita e della morte, sente un senso religioso e filosofico intimo. “L’arte è un’astrazione – confessa – cavatela dalla natura e pensate alla Creazione, è il solo modo di salire verso Dio…”. Colui che segnerà l’età contemporanea, parte per il suo ultimo viaggio l’8 maggio 1903, a soli 54 anni.

Roma, Complesso del Vittoriano
Via San Pietro in Carcere (Fori Imperiali)
Per informazioni: 06.6780664

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