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Edward Hopper: Milano e Roma rendono omaggio al più popolare artista americano del XX secolo

Per la prima volta in Italia, una grande mostra antologica celebra il maggior esponente del Realismo statunitense, il pittore che più di ogni altro ha saputo rappresentare la vita quotidiana, rivelando la bellezza nei soggetti più comuni.

L’evento è promosso dal Comune di Milano – Cultura e dalla Fondazione Roma, uniti per la prima volta in una partnership culturale con Arthemisia, il Whitney Museum of American Art e la Fondation Hermitage di Losanna. Prima tappa del percorso sarà il Palazzo Reale di Milano, dal 14 ottobre 2009 al 24 gennaio 2010; la rassegna proseguirà, dal 16 febbraio al 13 giugno, al Museo della Fondazione Roma ed infine l’appuntamento è a Losanna per l’estate 2010.

A cura di Carter Foster, conservatore del Whitney Museum che ha concesso per l’occasione il nucleo più consistente di opere, l’esposizione ripercorre tutta la produzione di Hopper, seguendo un ordine tematico e cronologico, dalla formazione accademica agli anni in cui studiava a Parigi, fino al periodo “classico” e più noto degli anni ‘30, ‘40 e ’50, per concludere con le grandi e intense immagini degli ultimi anni. Il percorso prende in esame tutte le tecniche predilette dall’artista: l’olio, l’acquerello e l’incisione, con particolare attenzione all’affascinante rapporto che lega i disegni preparatori ai dipinti: un aspetto fondamentale della sua produzione fino ad ora ancora poco considerato nelle rassegne a lui dedicate.

Oltre ai dipinti più noti, sono presentati in mostra alcuni fra i disegni preparatori più significativi di Hopper, che svelano la sua straordinaria mano ed il suo personalissimo metodo di lavoro. In mostra, eccezionalmente, anche uno dei suoi Record books, i famosi taccuini che riempiva insieme alla moglie, dove si vedono abbozzati molti dei suoi dipinti a olio.

Hopper è stato per lungo tempo associato a suggestive immagini di edifici urbani e alle persone che vi abitavano, ma più che i grattacieli, egli preferiva le fatiscenti facciate rosse di negozi anonimi e i ponti meno conosciuti. Tra i suoi soggetti favoriti vi sono scorci di vita nei tranquilli appartamenti della middle class, spesso intravisti dietro le finestre da un treno in corsa, immagini di tavole calde, sale di cinema, divenute delle vere e proprie icone, come testimoniano alcuni celebri capolavori esposti: Cape Cod Sunset (1934), Second Story Sunlight (1960) e A Woman in the Sun (1961). Hopper realizza anche notevoli acquerelli, durante le estati trascorse a Gloucester (Massachusetts), nel Maine, e a partire dal 1930, a Truro (Cape Cod).

Nel 1967, l’anno della sua morte, l’artista rappresenta gli Stati Uniti alla prestigiosa Bienal di São Paulo. Da allora, l’opera di Hopper è stata celebrata in diverse mostre e ha ispirato innumerevoli pittori, poeti e registi.

 

Second Story Sunlight, 1960 - Olio su tela, 101,92 x 127,48 cm - Whitney Museum of American Art, New York; acquisito grazie ai fondi dei Friends of the Whitney Museum of American Art 60.54 - © Whitney Museum of American Art, N.Y.

EDWARD HOPPER

MILANO – PALAZZO REALE

14 ottobre 2009 – 24 gennaio 2010

ROMA – FONDAZIONE ROMA MUSEO

16 febbraio – 13 giugno 2010

LOSANNA – FONDAZIONE HERMITAGE

24 giugno – 17 ottobre 2010

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