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E' partito il "bus della mobilità lavorativa"

Il 2006 è l’anno europeo della mobilità, e proprio in questa occasione l’UE ha predisposto un’importante iniziativa per favorire la mobilità lavorativa all’interno degli stati della Comunità. Un coloratissimo bus lungo 15 metri compirà fino al 19 ottobre un giro attraverso l’Europa toccando nove città, tra cui Milano, per presentare tutte le offerte di lavoro consultabili su un apposito sito e per incoraggiare i cittadini a vivere e lavorare in un altro paese dell’Unione europea.
La realizzazione del portale telematico è stata resa possibile da una rete di 750 consulenti di diverse città europee. Tutto ciò, nelle intenzioni degli organizzatori, servirà a informare sulle possibilità di impiego al di fuori del paese di origine, un’occasione colta finora solo dal 2% degli abitanti dei paesi membri. Il Centre for European Policy Studies riferisce che i lavoratori europei mantengono lo stesso posto di lavoro per una media di 10,6 anni, a fronte dei 6,7 anni degli USA. La conseguenza di questa eccessiva “sedentarietà”, è stato calcolato, è di circa due milioni di possibili posti di lavoro rimasti vacanti. Queste le città in cui farà tappa il bus dell’Ue: Kiel (Germania), quindi Helsinki, Riga, Varsavia, Praga, Pecs in Ungheria, Milano, per concludere a Bruxelles.
Accanto a questa originale forma di sensibilizzazione verrà affiancata la prima «Borsa europea dell’impiego», con tutta una serie di manifestazioni in 250 città europee che si terranno il 29 e 30 settembre.
Il presidente della Commissione per l’occupazione del Parlamento europeo, Jan Anderson, afferma: “l’Unione europea dovrebbe agevolare la mobilità dei lavoratori e la vita dei cittadini dell’UE che decidono di cambiare lavoro o paese. La mobilità dei lavoratori è importante nella lotta contro la disoccupazione. Una maggiore mobilità della forza lavoro, sia in termini di varietà d’impiego che di spostamento all’interno di un paese o fra i diversi paesi contribuirà a far aumentare l’occupazione. Pertanto dovremmo mobilitarci sia sulla mobilità occupazionale che su quella geografica”.

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