Alla conquista della felicità. Godersi il momento, viverlo intensamente e poi condividerlo. La felicità c’è ed è contagiosa.

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Era il 2010 quando il collettivo artistico Invisible Flock posizionava in tre luoghi dismessi della cittadina britannica di Leeds, alcune mappe giganti della città. Gli artisti e gli autori di questo progetto chiedevano alla gente comune di indicare sulla mappa un luogo specifico della città a cui era legata una loro memoria di felicità e di dare una valutazione, secondo una scala da 1 a 10, dell’intensità della felicità associata.

Migliaia di bastoncini di vetro (di varie lunghezze a seconda del livello di felicità) cominciarono a spuntare ogni dove, così come i messaggi di felicità: “Una passeggiata nel parco di Woodhouse Moor la mattina di Natale. Il sole che splende. La neve morbida e fresca in cui affondare i passi. Gli occhi sorridenti dei passanti… un bel modo per iniziare la giornata”; “Harrogate road: dove abbiamo adottato la nostra bambina. Il 15 maggio del 2003”; “Carmanon Road. La casa dove io e la mia famiglia abbiamo ricominciato la nostra vita dopo aver lasciato Londra e prima ancora il Sud Africa”…

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Nasceva così il progetto/installazione “Bring the Happy”, un esperimento artistico nato con l’obiettivo di disegnare la mappa della felicità di Leeds. Il progetto ha assunto una valenza quasi scientifico-politica, in virtù di un crescente e generalizzato interesse verso la ricerca della tanto agognata felicità.

Viviamo in un’epoca di profonde contraddizioni e di veloci cambiamenti. Povertà, degrado ambientale e depressione condizionano e pongono serie domande sul vero senso del progresso. E sempre più persone condividono l’idea che lo sviluppo non debba riguardare solo l’economia, ma anche il livello di benessere collettivo.

Di quest’avviso è Jigme Singye Wangchuck, quarto re del piccolo regno del Bhutan, piccolo stato montuoso dell’Asia, che sulla base di un’antica saggezza buddista, sin dal 1974 ha introdotto il concetto di FIL (felicità interna lorda). Un convincimento che trova la propria realizzazione “pratica” in una risoluzione di legge (la 66/281), adottata nel luglio del 2012 da tutti i 193 stati membri delle Nazioni Unite, che insieme hanno istituito il giorno internazionale della felicità, celebrato il 20 marzo: un giorno per ispirare l’azione per un mondo più felice. “Il giorno della felicità – dice Jeffrey Sachs, coautore del primo World Happiness Report e direttore dell’Earth Institute all’Università di Columbia – non indica che abbiamo raggiunto un soddisfacente livello di felicità, quanto piuttosto che la felicità è il nostro obiettivo e che le nostre società tutte hanno bisogno di lavorare più duramente per promuovere le cose che davvero hanno importanza nel 21esimo secolo”.

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E così generazioni di accademici, psicologi, economisti, sociologi, sondaggisti, hanno cominciato a cercare risposte in tal senso, spingendosi fino ad affermare che la felicità, per quanto esperienza soggettiva, può (o meglio sarebbe dire potrebbe) essere misurata, valutata e messa in relazione a specifiche funzioni cerebrali, influenzate a loro volta da caratteristiche personali e da pressioni sociali.

Anche in Italia ci si interroga sul senso e sulle cause della felicità. A farlo è Voices from the Blog, una start-up di giovani ricercatori, tutti made in Italy, che per dare una risposta a vari interrogativi in materia, preferisce, al tradizionale questionario, il più moderno linguaggio digitale, i cui vantaggi (innegabili anche per i numerosi scettici del metodo) risiedono prevalentemente nella spontaneità della (non) risposta a una (non) domanda. Infatti, i tweet, così come i commenti su Facebook non rispondono a stimoli esogeni, ma esprimono liberamente i sentiment individuali.

Ed ecco quindi che un tweet dopo l’altro, è stato monitorato un anno di felicità in Italia, scoprendo che in fin dei conti non sono i soldi a fare la felicità. Di certo le preoccupazioni non la aiutano, ma secondo i ricercatori, e coerentemente con una ricognizione del Sole24Ore, più che la pecunia possono le infrastrutture per il tempo libero e il divertimento: nella classifica della felicità in cui troviamo le città in cui non scarseggiano cinema, teatri, musei, discoteche, e via dicendo. Tuttavia, quasi a consolazione degli eterni buonisti, i picchi di felicità appartengono sempre e comunque alla sfera delle relazioni personali.

L'andamento della felicità per stagioni

L’andamento della felicità per stagioni. In rosso: arrabbiato (valore inferiore rispetto al valore medio della felicità annuale italiana); in giallo: felice.

 

Gli italiani raggiungono il vertice della gioia nei giorni di festa, quelli trascorsi in famiglia a mangiare, discutere, giocare e raccontarsela su. E’ la festa della mamma a stabilire il secondo picco di felicità, facendo alzare la felicità di 8,9 punti percentuali rispetto alla media: più della festa delle donne (+2,8 punti di felicità) e sopratutto di San Valentino (+2,9 punti). Ovviamente però non poteva che essere il Natale la ricorrenza dell’anno più felice per gli italiani. Con un’impennata di oltre 15 punti di felicità, il Natale, concentrato di buonismo e suggestione, si conferma, anche nell’era dell’algida e distaccata tecnologia, il giorno in cui la magia e l’emozione non solo rendono tutti più buoni ma anche un po’ più felici.

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