You&Me: app e vita di coppia

By 10 Aprile 2014 Innovazione, Magazine

Le app pensate per creare nuovi incontri non rappresentano una novità e non è un mistero che oggi, un numero sempre più consistente di coppie si sia incontrato e “conosciuto” online. Tuttavia – a voler ben vedere – non è certo l’incontro il problema della coppia moderna, ma la durata: la capacità cioè, di rimanere in piedi negli anni mantenendo e allo stesso tempo facendo crescere il proprio rapporto. La sentenza conclusiva del Candide di Voltaire, “Bisogna coltivare il proprio giardino”, oggi potrebbe configurarsi come un monito più che adatto ad affrontare i problemi della coppia contemporanea. Nel mondo reale, ben lontano dal classico “e vissero felici e contenti”, nulla è scontato, nemmeno l’amore: una piantina che – per crescere – ha bisogno di ricevere acqua e luce tutti i giorni. È proprio sulla scia di queste esigenze che a maggio verrà lanciata sul mercato “You&Me”: una nuova app pensata proprio per aiutare le coppie a “coltivare il proprio giardino”

Ci si scambiano foto, messaggi vocali, selfie tramite un gioco chiamato Halfsie: “You&Me” è un’app creata per dare sapore alla quotidianità e rinsaldare virtualmente il legame di coppia all’interno della dispersiva e caotica quotidianità contemporanea. Messaggi e foto  certamente non sostituiscono conversazioni, ma hanno piuttosto la funzione di un poke: di un virtuale, reiterato “io ci sono” di cui si sente il bisogno oggi più che mai. La nuova applicazione è stata pensata dai fondatori di “HowAboutWe”, l’app per il dating che negli ultimi quattro anni ha attirato più di 2 milioni di clienti. Certo il legame di continuità tra le due app balza all’occhio; ne parlano apertamente gli stessi fondatori: “Il mercato delle coppie è grande. Molte coppie ci hanno detto che una volta che si sono incontrate sul nostro servizio di dating online non potevano più usarlo: da qui la decisione di un’applicazione per facilitare la comunicazione e l’interazione.

herTecnologia e vita di coppia: un tema oggi più che mai alla ribalta dopo l’uscita nelle sale di “Her”, il film di Spike Jonze che affronta il tema dell’amore (im)perfetto tra un oriundo della moderna asocialità e una app. Può la tecnologia riempire un vuoto a perdere? Le mille app che costellano la nostra vita quotidiana agevolano e intensificano i rapporti umani oppure li diluiscano isolandoli all’interno di un algido schermo? Qualsiasi risposta si scelga di dare al dilemma sarà sempre e comunque aleatoria, ma alla base del tema è rintracciabile il filo rosso di una problematica universalmente riconosciuta: il profondo e radicale cambiamento (spesso definito “crisi”) avvenuto nella vita di coppia.

Massimo Recalcati, psicoanalista lacaniano di fama internazionale, parla dei nostri giorni come dell’epoca del nuovo libertinismo: l’ideologia del Nuovo, destrutturante imperativo categorico e specchio del consumismo contemporaneo, che incide sui rapporti sentimentali rendendo sempre più difficile collocare l’amore sullo sfondo di un orizzonte di continuità. In “Non è più come prima”, Recalcati entra in medias res parlando non degli innamoramenti che si esauriscono senza lasciare tracce, ma dell’amore che affronta il “per sempre” come una sfida di tutti i giorni. È proprio in questo orizzonte che Recalcati affronta l’importanza del tema del tradimento e del perdono come una delle principali e più formative sfide che la coppia contemporanea è chiamata ad affrontare.

Ed è proprio il termine “sfida”, più che il termine “crisi”, il sostantivo che meglio definisce la coppia moderna: proprio per questo la neuropsichiatra infantile Mariolina Ceriotti Migliarese  parla di eroismo nel suo libro “La coppia imperfetta”, un saggio dedicato “a chi ha il coraggio di muoversi nella dimensione nel romanzo e non in quella – più comune – del racconto breve.” Secondo la psichiatra, nell’ambito della coppia essere felici equivale a essere imperfetti: a considerare l’Altro come insostituibile senza per questo pretendere che sia perfetto. La “coppia imperfetta” è quindi la coppia che continua a costruire se stessa giorno per giorno accettando – anziché rigettarlo per timore di fallire – la sfida quotidiana del “finché morte non vi separi”: monito religioso ma non troppo, perché – come scriveva Georges Bataille “È necessario che la vita comune si tenga all’altezza della morte

 

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