Granarolo, quando l’educazione diventa progetto educativo

Educare al cibo si può e si deve. Se è vero che mangiare è un atto spontaneo – così come respirare – è anche vero che ‘mangiare bene’, tanto spontaneo non è. Soprattutto oggi. Ecco perché l’impegno di  Granarolo sul fronte dell’educazione all’alimentazione e al consumo consapevole, si muove in linea con le esigenze della società attuale.

Qual è stato il più importante spartiacque nella storia dell’alimentazione contemporanea? Sicuramente il Dopoguerra e il passaggio agli anni del Boom Economico: una transizione in parte traumatica, perché – come la storia insegna – non solo le crisi sono foriere di traumi. Per quanto riguarda le abitudini alimentari, per esempio, gli anni successivi al Boom Economico, hanno provocato forti cambiamenti
Ecco perché, quando si parla di alimentazione, oggi è utile battersi almeno su due fronti: lotta alla fame, nei paesi in via di sviluppo ed educazione a una dieta corretta per quanto riguarda un Occidente obeso, in cui il tanto sbandierato benessere rischia di trasformarsi in un’arma a doppio taglio. Lotte diverse, quindi, ma con un preciso denominatore comune: l’importanza del consumo consapevole.

Su questo terreno, a battersi non ci sono solo soggetti pubblici ma anche – deo gratia, vista la vastità della problematica – alcuni soggetti privati, tra cui Granarolo. L’azienda ha scelto di supportare la campagna ‘Guadagnare Salute’ con la diffusione di opuscoli informativi e progetti educativi rivolti alla popolazione e in particolar modo ai soggetti più giovani, quelli costituzionalmente propensi a un cambiamento comportamentale che, partendo dalla tavola, potrebbe arrivare lontano.

Non è un caso infatti – ed è in questo senso che si parlava di consumo consapevole – che oltre 10 anni fa l’azienda abbia sostenuto un progetto che spostava il focus oltre frontiera: anzi, oltremare. Con ‘Africa Milk Project’ (un progetto di cooperazione internazionale per l’autosviluppo) l’azienda ha svolto un ruolo di primo piano nella nascita di una realtà tanzaniana- la Njombe Milk Factory – che è riuscita a migliorare il livello di produzione di latte nella regione, creando al tempo stesso nuovi posti di lavoro.

Peraltro, a differenza di quanto si pensi, l’emergenza latte non riguarda solo i paesi in via di sviluppo. In Italia, per esempio, molti bambini nascono prematuramente e si trovano a dover fare a meno del latte materno. Le banche del latte nascono proprio per far fronte a questa esigenza: in Italia ne esistono 26, tutte pubbliche. Tranne ‘Allattami’, la Banca del Latte Umano di Bologna, nata nel 2012 su iniziativa di Granarolo e del Policlinico Sant’Orsola.

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