Usa, scoperta per caso la macchina contro la depressione

Nessuno se lo aspettava: da un apparecchio nato per curare l’epilessia si è arrivati per caso a scoprire la “macchina della felicità”. Lo stimolatore del nervo vago – questo il nome dello strumento – viene introdotto in questi giorni negli Stati Uniti per il trattamento della depressione. Sulle sue spalle un’esperienza decennale nella cura dell’epilessia, sia in America che in Europa.
L’idea di partenza risale agli anni Novanta. Inviando piccole scosse elettriche al cervello attraverso il nervo vago – si pensava – la frequenza degli attacchi epilettici sarebbe stata ridotta. Il Vagus Nerve Stimulator, un apparecchio grande come un orologio da tasca e impiantato sotto pelle alla base del collo, ha cominciato a essere usato correntemente nel 1997. Lasciando i medici soddisfatti a metà. La frequenza degli attacchi epilettici si riduceva di poco. In compenso però i malati apparivano più ottimisti, brillanti, con memoria vivace e spirito allegro.
La ditta produttrice, la Cyberonics, ha fiutato l’affare e si è gettata nel ben più vasto settore del “male di vivere”.
Le prime sperimentazioni hanno dato risultati abbastanza positivi: il 23% dei pazienti colpiti da gravi forme di depressione ha fatto registrare un miglioramento “significativo”. Il 10% ha ottenuto risultati “straordinari” e il 43 % si è limitato a un “beneficio minimo o nullo”.
Analizzati i risultati, gli esperti della Food and Drug Administration (l’agenzia americana che regola la diffusione di farmaci e apparecchi medicali) ha dato il suo assenso alla commercializzazione del prodotto. Con indicazioni piuttosto restrittive, per il momento. Prima di utilizzare lo stimolatore del nervo vago infatti un malato di depressione deve aver attraversato quattro cicli di terapie farmacologiche differenti, senza averne ricavato benefici.
“Per questi pazienti si può anche arrivare a parlare di una terapia salvavita. Il rischio di suicidio non va sottovalutato”, spiega Alberto Albanese, neurologo dell’università cattolica e dell’ospedale Besta di Milano. Ma se i primi anni di utilizzo daranno risultati positivi, non è escluso che le indicazioni della Food and Drug Administration possano diventare meno restrittive e l’uso del “pacemaker della felicità” si estenda.
In fondo l’intervento di applicazione è semplice, e l’apparecchio non ha prodotto effetti collaterali di rilievo. Luigi Specchio, direttore della clinica di neurologia e professore all’università di Foggia ha utilizzato lo stimolatore del nervo vago su alcuni pazienti malati di epilessia. “L’apparecchio viene inserito sotto pelle con un intervento chirurgico molto semplice. È fatto di materiale biocompatibile, quindi non dà problemi di rigetto. Ogni 5 minuti invia stimoli elettrici che durano trenta secondi. Il paziente può accorgersene avvertendo un senso di raucedine alla gola o un abbassamento del timbro della voce, come quando si è raffreddati”.
Raramente gli attacchi di epilessia scompaiono del tutto. Ma spesso la loro intensità viene ridotta. “Se l’apparecchio non dovesse funzionare – dice Specchio – nulla ci vieta di spegnere lo stimolatore o eliminarlo con un secondo intervento chirurgico”.

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