Rafforzare la memoria, schiarire la mente, oggi si può

Soffrire di cali di memoria e di difficoltà di apprendimento, potrebbe rappresentare, in un prossimo futuro, un lontano “ricordo” . Così come, ottenere risultati efficaci per certi disturbi dell’attenzione e, fin’anche, per gravi malattie come l’Alzheimer, potrebbe essere la prossima frontiera raggiungibile nel breve tempo. Fino adesso, la scienza nulla, o quasi, ha potuto per contrastare i cali di memoria o di apprendimento. Poche molecole, spesso mischiate fra di loro, fermavano la loro azione all’ingresso del cervello, arrestate dalla “barriera ematoencefalica”, un filtro naturale che impedisce l’entrata di corpi estranei alla massa encefalica, col risultato di vanificarne i benefici per l’organismo. Ma adesso tutto potrebbe cambiare. Uno studio inglese, condotto nei laboratori di Julia Boyle al centro di ricerca del sonno della University of Surrey, i cui risultati sono stati pubblicati sul magazine “New Scientist” apre la strada a nuove speranze.
Si chiamano “Ampachine” le nuove molecole sperimentate su un gruppo di volontari privati per una nottata intera dal sonno e hanno dimostrato una promettente efficacia, in quasi totale assenza di effetti collaterali per l’organismo, per la rapidità con la quale vengono dismesse dallo stesso. Agiscono a livello di un importante neurotrasmettitore, responsabile dell’apprendimento e della memoria, interagendo con sostanze che si legano a particolari recettori in grado di stimolare l’apprendimento e conservare, nel tempo, ciò che si è memorizzato. I risultati sono incoraggianti, partendo anche dalla constatazione che le molecole studiate, agirebbero in funzione anche della dose assunta fino a trovare quella ideale per singolo organismo. L’inventore delle Ampachine, Gary Lynch della University of California a Irvine, ritiene che queste sostanze risulterebbero utilissime nella cura dell’Alzheimer e in altre malattie mentali, così come, risulterebbero affidabili anche per soggetti sani che vogliono solo rafforzare la memoria.
I risultati, come si è visto, sono promettenti, ma fino adesso, la sperimentazione clinica del farmaco è ancora limitata ad un solo studio. Pertanto, occorrerà, da parte della Comunità Scientifica, molta cautela nell’asserire di aver trovato una sostanza efficace per i rimedi che di propone di curare. Una cosa appare comunque certa, la strada verso la cura dei disturbi cognitivi è aperta, toccherà ora alla scienza tracciarne il percorso.

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