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Scoperta la proteina antitumorale

Da oltre mezzo secolo la scienza si trova a dover fronteggiare uno dei nemici più difficili da debellare, più insidiosi e spesso dalle mille sfaccettature tanto diverse l’una dall’altra, da rendere gravoso e a volte persino deludente il lavoro degli scienziati: il cancro. Così che, nonostante gli enormi passi avanti fatti dalla scienza nella diagnosi, nella prevenzione e nella cura di questa malattia, a volte, di fronte all’esito infausto di alcune forme tumorali, si resta come basiti e impotenti di fronte a quella che è ancora oggi è definita la malattia del secolo.
Ma oggi, nell’immenso mosaico delle scoperte volte a fronteggiare e un domani a debellare per sempre il cancro, si è aggiunto un ulteriore tassello in più dato dall’impegno costante dei ricercatori dell’équipe del dr. Ennio Prosperi dell’Istituto di Genetica Molecolare del Cnr di Pavia, in collaborazione con il laboratorio di Patologia Generale (dipartimento di Medicina Sperimentale) dell’Università di Pavia e del “Max Delbruck Center for Molecular Medicine” di Berlino. Questi risultati sono stati pubblicati sulla rivista Journal of Cell Science.
Con complicatissime metodiche di ingegneria genetica e biologia molecolare, gli studiosi sono giunti alla determinazione che alcuni tipi di cancro derivino dalla diminuzione di una proteina coinvolta nei processi di riparazione del DNA, chiamata Proteina p21.
Secondo i ricercatori, tale proteina, spesso operando insieme ad un’altra, nota col nome di PCNA, si localizzerebbe nei siti laddove si è avuto un danno per svolgere la sua indispensabile funzione primaria di riparatrice del guasto avvenuto. In alcuni tipi di tumore, tuttavia, o laddove vi sia un originario difetto del DNA, mancherebbe proprio l’azione di questa proteina, col risultato che il cancro oltre a manifestarsi, continua a diffondersi senza controllo.
La scoperta che segue una precedente acquisizione che riconosce alla Proteina p21 il ruolo di riparatrice fisiologica dei guasti da cancro, conclama definitivamente non solo l’evidenza che laddove manchi tale proteina il cancro ha vita facile, ma addirittura chiarisce, una volta per tutte, il ruolo che questa sostanza ha nel riparare il danno quando questo si sia verificato e, soprattutto, di difendere l’organismo contro gli agenti cancerogeni presenti nell’ambiente che lo circonda.
Oltretutto, tale importante scoperta, consentirà di produrre in laboratorio tutti quei farmaci antitumorali che inducano l’organismo a fornirsi, spontaneamente, delle giuste quantità di Proteina p21, con la speranza di poter strappare quanti più pazienti possibili alle grinfie di questa temibile patologia.

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