La musica in ospedale migliorerebbe lo stato dei degenti

Una notizia che viene accolta con quella dose di cautela che contraddistingue tutti i più seri lavori scientifici degni di questo nome e che, come spesso accade, è frutto di attente osservazioni del vivere quotidiano che, nello specifico vorrebbe che, la musica, se i ricercatori del Morristown Memorial Hospital nel New Jersey, valideranno la loro scoperta, potrebbe avere un grande effetto terapeutico nel regolare i battici cardiaci, la pressione arteriosa e la respirazione di quei degenti ricoverati in ospedale.

Vero è che la musicoterapia è una pratica applicata da decenni, ma si pensava che questa avesse significato soltanto sullo stato psicologico del paziente e comunque sullo stato vigile dello stesso, ma l’osservazione di un fatto accaduto all’interno dell’ospedale ad un insegnante di musica che durante un intervento chirurgico al cuore che,a seguito di complicazioni durante l’operazione, si è fermato costringendo i sanitari a collegare il paziente ad una macchina cuore-polmone, parrebbe incoraggiare il gruppo di studio, considerato che tutto è stato reso più facile quando i medici per rendere meno opprimibile la situazione hanno deciso di diffondere in sala operatoria della musica soft che ha di fatto migliorato, inaspettatamente, il risveglio del paziente.

A seguito di ciò, lo staff medico operatorio dell’ospedale, ha inteso estendere questa particolare tecnica a dei pazienti gravi ricoverati nel nosocomio e, seppure non si dispongono di notizie certe di miglioramenti ancora certificabili, le testimonianze di alcuni pazienti parrebbero propendere per questa metodica migliorativa dello stato generale delle condizioni degli stessi.

“I tubi di ossigeno dentro la faringe non mi permettevano di respirare – ricorda uno di questi pazienti – poi però la musica ha calmato il mio corpo e ha distolto il mio pensiero da ciò che stava accadendo. Mi sono sentito molto più rilassato”. Altri pazienti raccontavano invece di credere di trovarsi a passeggio in mezzo alla natura. Le infermiere testimoniano che alcuni pazienti erano veramente nervosi dopo l’intervento. “Il loro sonno era nervoso e agitato, ma con la musica si tranquillizzavano immediatamente”.

A questo punto si tratta di stabilire quali tipi di musica utilizzare e quale escludere in questi piani terapeutici,
“Non posso suonare niente che sia riconoscibile dai pazienti – spiega la musicista assoldata dall’ospedale- perché ci potrebbe essere il rischio di incorrere in risposte emotive incontrollate. Per la maggiore prediligo cantilene, ninne nanne o arie celtiche”.
Alla luce di tutto ciò e, confortati dall’esito positivo dei primi casi trattati con la musica, non resta altro da fare che completare gli esperimenti dopodicchè rendere pubblici i risultati che ne dovessero derivare.

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