Cresce l'uso della chirurgia robotica in campo toracico

Nel contesto di una tendenza all’innovazione tecnologica su scala mondiale, l’Italia, dietro gli USA, occupa il secondo posto al mondo per numero di chirurghi robot in funzione. La crescita di procedure robotiche si attesta in campi di applicazione come la chirurgia generale e toracica, la cardiochirurgia e l’urologia, e nelle più recenti applicazioni in ginecologia, otorinolaringoiatria e chirurgia pediatrica.

Fra i numerosi centri di eccellenza presenti nel nostro Paese nelle diverse specialità, è esemplare il caso dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana, all’avanguardia nell’applicazione della chirurgia robotica in campo toracico. Il Dipartimento Cardio-Toracico dell’Università di Pisa, diretto dal Prof. Mussi, tratta tutte le patologie di pertinenza chirurgica in ambito toracico, nell’adulto e nel bambino. A partire dal 2001, si è dotato del sistema robotico daVinci, acquistato inizialmente con l’intento di incrementare la cardiochirurgia mininvasiva: allo stato attuale il sistema è particolarmente attivo in chirurgia toracica ed impiegato in un contesto multidisciplinare. Il Dipartimento è stato il primo in Italia a intervenire sul polmone con l’utilizzo della termoablazione. Tale metodica era utilizzata per rimuovere le cellule tumorali, nei casi di tumori alle ossa e al fegato: l’équipe pisana ha studiato gli effetti della termoablazione sul polmone e da 7 anni utilizza questa tecnica per intervenire sulle patologie polmonari. Al primo posto in Europa per qualità e numero degli interventi, il Dipartimento è all’avanguardia nell’applicazione della tecnologia robotica, che ha consentito di superare le tecniche laparoscopiche e toracoscopiche. Dal febbraio 2001, sono 340 i pazienti trattati per patologie polmonari con chirurgia robotica.

Con il robot si realizza un importante affinamento della tecnica operatoria a tutto vantaggio della qualità dell’atto chirurgico. Sebbene, infatti, la laparoscopia “classica” abbia rappresentato, sin dai primi anni Ottanta, una vera rivoluzione in campo tecnologico, questa presenta tuttora limiti tecnici, dovuti principalmente alla visione bidimensionale del campo operatorio e al ridotto numero dei movimenti possibili della strumentazione chirurgica. Oggi abbiamo la visione tridimensionale che consente al chirurgo un’ottimale percezione della profondità di campo durante le manovre più complesse ed una perfetta coordinazione occhio-mano.

Ad illustrare i vantaggi della tecnologia robotica rispetto alla chirurgia mininvasiva convenzionale è la Dott.ssa Franca Melfi, chirurgo toracico del Dipartimento Cardio-Toracico dell’Università di Pisa, che si occupa, in particolar modo, di lobectomie polmonari: “I principali vantaggi della robotica, per tutte le specialità, sono quelli tipici della chirurgia mininvasiva: piccole incisioni, riduzione del dolore postoperatorio, dei tempi di ospedalizzazione e dei tempi di recupero. Tuttavia, rispetto alla chirurgia mininvasiva convenzionale, la robotica consente una maggiore facilità di accesso in sedi anatomiche difficoltose, come i seni costo-frenici, oltre ad una maggiore precisione delle manovre chirurgiche, una migliore accuratezza delle suture e una maggiore ergonomicità per il chirurgo. La recente aggiunta del quarto braccio robotico – continua la Dott.ssa Melfi – ha una particolare utilità in chirurgia toracica, poiché consente di mantenere il parenchima polmonare con la giusta tensione e corretta posizione, permettendo di ovviare alla necessità di un assistente. Il chirurgo può, in questo modo, effettuare agevolmente le manovre di dissezione vascolare e praticare linfoadenectomie radicali per una corretta stadiazione post-operatoria in pazienti portatori di carcinomi polmonari”.

Altro fiore all’occhiello dell’Università di Pisa è il primo corso europeo di formazione specialistica per infermieri di sala operatoria che fanno da supporto ai chirurghi in interventi di questo tipo. “Con la chirurgia robotica nasce l’esigenza di una nuova figura professionale, l’infermiere specializzato. 21 infermieri e 7 operatori socio-sanitari sono coinvolti in un percorso di formazione, che li vede impegnati in 81 ore di preparazione teorico-pratica. Al termine del corso, i partecipanti ricevono un attestato riconosciuto dalla Comunità Europea e sono i primi a poter fare da tutor ai propri colleghi in tutta Europa, alimentando un circolo virtuoso di competenze e di professionalità. L’edizione di quest’anno, iniziata nel maggio scorso e che finirà a novembre – conclude la Dott.ssa Melfi – ha riscosso un notevole interesse, suscitando un forte impatto sulla comunità scientifica. Il nuovo infermiere iper-specializzato dovrà, dunque, coniugare le competenze tradizionali di chirurgia open alle conoscenze tecniche indispensabili per gestire il set-up dell’apparecchiatura robotica, in sede di intervento”.
Nella realtà pisana, l’acquisizione del robot si pone in un’ottica di crescita qualitativa dell’offerta sanitaria, in cui il ruolo dell’innovazione tecnologica diventa determinante e si integra con lo sviluppo della ricerca e con la formazione.

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