L'acqua potabile presto potrebbe costare meno

Spesso quello che per noi, abitanti dell’occidente industrializzato, è scontato, assume ben altra importanza per chi, ogni giorno, deve fare i conti con ristrettezze di ogni genere. Disporre di acqua potabile a basso costo, ad esempio, in certe zone dell’Africa e più in generale del terzo mondo rappresenta una chimera, portando così ad una moltiplicazione delle malattie.
Un grosso aiuto nella risoluzione del problema potrebbe venire dai ricercatori del Lawrence Livermore National Laboratory (Llnl), negli Stati Uniti, che hanno messo a punto un nuovo sistema di desalinizzazione dell’acqua dell’oceano che utilizza membrane di nanotubi al carbonio.
Questi nanotubi sono costituiti da lamine di atomi di carbonio arrotolate tra loro così strettamente che solo sette molecole d’acqua per volta possono oltrepassarne il diametro. Proprio grazie alle dimensioni ridottissime i nanotubi sono perfetti per il processo di purificazione delle molecole. Si calcola che, grazie a questa metodologia, i costi per la desanilizzazione verrebbero a ridursi del 75% rispetto alla tecnica abitualmente usata dell’osmosi inversa.
Naturalmente il processo deve essere perfezionato e sperimentato in altri contesti, come ammette Rod Ruoff, chimico fisico e docente di ingegneria meccanica presso la Northwestern University: “In alcuni sistemi fisici gli assunti impliciti non sono più validi in riferimento a scale di lunghezza infinitesimali”.
In ogni caso, se tutto andrà per il meglio, il nuovo sistema potrebbe essere introdotto nell’arco di 5 o 10 anni: “A partire da questo studi si può immaginare di avviarne molti altri”, continua Ruoff. La nostra conoscenza dei processi molecolari sarà notevolmente migliorata da esperimenti di questo tipo. Ci sono molte opportunità interessanti per le applicazioni ai nanofluidi, come nei sistemi nanoelettromeccanici e nello switching “intelligente” (attivazione e disattivazione) dei flussi attraverso canali di così ridotte dimensioni”.

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