Unione Mediterranea: nuovi passi avanti

A Barcellona nel 1995 si era aperta una serie di dialoghi tra i Paesi europei e i Paesi mediterranei, nell’ottica di una integrazione che avesse potuto coinvolgere non solo l’Est europeo, ma anche tutto il bacino mediterraneo. Il Processo è andato avanti senza grandi passi risolutivi fino all’anno scorso, come conseguenza anche della situazione politica mondiale che, nel frattempo, si è venuta a creare.

In effetti gli anni ’90 erano stati caratterizzati da una distensione senza precedenti, con il muro di Berlino caduto e la fine del bipolarismo e della Guerra Fredda, contribuendo ad un clima che aveva fatto gridare addirittura alla “Fine della Storia” e alla “Democrazia Mondiale”. In un simile contesto, molte iniziative erano state intraprese dagli Stati industrializzati per permettere un inserimento, nelle logiche politiche ed economiche mondiali, dei Paesi in via di sviluppo e trainarli verso un futuro di benessere e prosperità. L’ottimismo regnante offuscava tutti i problemi latenti, che sarebbero emersi con forza qualche anno dopo, facendo intravedere solo le prospettive di pace e convivenza. La fine della Storia, appunto.

Poi l’11 settembre 2001. Dalla fine della Storia ad una nuova Storia, dall’integrazione nata dalla disgregazione del mondo socialista e dalla fine delle ideologie totalitarie allo “scontro di civiltà” paventato da molti. Il Processo di Barcellona ha così visto un brusco rallentamento, se non un vero e proprio periodo di stallo. L’Unione Europea si trovava ad affrontare problematiche ben più urgenti e probabilmente inaspettate, l’allargamento ad Est per far fronte alle esigenze economiche sempre più pressanti divenne prioritario al coinvolgimento dei Paesi mediterranei, tanto più che nella parte Sud ed Est del bacino si tratta essenzialmente di Paesi musulmani…

Ad inasprire ulteriormente i negoziati è poi arrivata la questione inerente l’adesione della Turchia all’Unione Europea, tema che ha provocato una spaccatura in seno all’Unione stessa, anche maggiore a quella creatasi intorno al conflitto iraqeno.

Da qualche mese l’idea di una integrazione euro-mediterranea ha ripreso vigore, grazie all’azione propositiva del nuovo Presidente francese Nicolas Sarkozy. Questi ha proposto di modificare le linee guida del Processo di Barcellona, pur restando su quella lunghezza d’onda. La sua nuova proposta è quella di creare non più una integrazione tra Unione Europea e Paesi mediterranei, ma una vera e propria Unione Mediterranea, coinvolgendo solo i Paesi, europei e non, che si affacciano sul “mare nostrum”.

Si tratterebbe di un’organizzazione che creerebbe una zona di libero scambio e che potrebbe dotarsi anche di organi politici, sul modello proprio dell’Unione Europea. Sarebbero coinvolti Paesi come il Libano, la Siria e la Turchia, oltre a tutto il Maghreb, ma anche Israele. Sarkozy sembra credere molto nella sua “creatura” e ha sponsorizzato l’iniziativa nei suoi recenti viaggi ufficiali in Algeria, Tunisia e Marocco. Il progetto potrebbe essere molto importante ed è ambizioso, nella misura in cui si propone di trainare Paesi come quelli nordafricani verso condizioni economiche e sociali migliori. In questo contesto si organizzano da anni anche eventi culturali fieristici con il coinvolgimento dei Paesi mediterranei, come nel caso di Civitas Med, fiera che si svolge ogni anno a Cosenza.

L’Unione Mediterranea potrebbe così diventare una realtà tangibile grazie all’intraprendenza e al pragmatismo di Sarkozy. Una realtà che potrebbe far riavvicinare culture diverse, ma accomunate dall’affacciarsi sul bacino mediterraneo. Diversi ideali, diverse fedi, ma culture più vicine di quanto non si possa pensare. Non è la fine della storia, questa. Potrebbe essere un bellissimo inizio.

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