Giocare a calcio fa benissimo alla salute…

Italiani, popolo di santi, navigatori e… commissari tecnici della Nazionale di calcio quando impegnata in competizioni internazionali, visto l’interesse diffusissimo dei nostri connazionali verso il calcio.
Ma, ahimè, al di là del tifo, televisivo, da stadio o da bar, non si va oltre, il calcio si preferisce guardarlo ma non praticarlo, eppure, secondo numerosi studi epidemiologici, come fatto rilevare da Roberto Volpe del Servizio prevenzione e protezione (Spp) del Cnr, avrebbero dimostrato che una sana attività fisica, come quella che dà il calcio giocato, sia pure a livello non competitivo, ha effetti positivi sull’organismo in quanto questo sport avrebbe un’azione preventiva verso le malattie cardiovascolari impegnando ogni distretto dell’organismo, avrebbe una benefica azione sulla mineralizzazione dell’osso, combatterebbe il sovrappeso, scongiurando il rischio di quelle affezioni come l’ipercolesterolemia, le dislipidemie e il diabete tanto deleterie per la nostra salute. Per non contare che il calcio aiuta anche la sana respirazione e la socializzazione che ne deriva, aiuta a mitigare l’ansia nell’individuo.

Anche i soggetti in età evolutiva riescono a cogliere questi benefici, come ci dice il ricercatore del CNR: “Premettendo che l’organismo di un bambino è ancora immaturo dal punto di vista scheletrico e muscolare per affrontare lo stress dell’agonismo”, il calcio praticato come gioco e ricreazione favorisce anche nei giovanissimi uno sviluppo armonioso dello scheletro e della muscolatura e aumenta la capacità di destrezza e il senso di autonomia”. E se si è smesso di giocare, si può riprendere a farlo? “L’importante”, sottolinea l’esperto del Cnr, è seguire alcune semplici regole: effettuare una visita di controllo (il medico deciderà se prescrivere anche un test da sforzo) prima di cominciare non solo il calcio, ma qualsiasi attività fisica che comporti un certo lavoro fisico a cui non siamo abituati; far precedere la partita da una fase di riscaldamento di almeno 5 minuti; iniziare in modo graduale (ricoprendo, ad esempio, il ruolo del portiere o del terzino classico), aumentando in modo progressivo l’intensità dello sforzo; far ‘recuperare’ l’organismo, dargli cioè il giusto tempo per riparare le microlesioni asintomatiche a tendini e cartilagini prodotte durante la partita e che, se non hanno il tempo di essere risanate, possono aggravarsi fino a provocare degenerazioni tendinee o usure cartilaginee che obbligano a lunghe sospensioni dell’attività fisica”.

Anche l’alimentazione ha un proprio ruolo importante nel praticare questo sport, “Prima della partita”, ha consluso Volpe, “può essere utile consumare qualche frutto, fetta biscottata o biscotto secco e prima, durante e dopo è importante idratarsi, bevendo acqua (preferibile quella ad alto contenuto di sali minerali), tè con un cucchiaino di zucchero, yogurt da bere, frullati o succhi di frutta”.

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