MuMa di Genova: numero uno nel Mediterraneo

Galata MeM_La Boca-Argentina

Ha decisamente sbaragliato le classifiche, il Museo del Mare e delle Migrazioni di Genova, che con circa 200.000 visite all’anno, si qualifica primo fra i “musei del mare” presenti un po’ ovunque nel Mediterraneo, entrando a pieno diritto anche nella top ten dei musei nazionali. Il segreto del successo? Il suo nome.

Un nome, un programma: è stato davvero un “colpo di genio”, il cambiamento di denominazione che ha trasformato il MuMa di Genova in uno dei musei più visitati d’Italia e non solo. Il polo museale genovese – che nella denominazione generica di “MuMa-Museo del Mare e della Navigazione” includeva il Galata, la Commenda di Pré e il Museo Navale di Pegli – ha deciso di cambiare nome e volto, diventando “MuMa-Museo del Mare e delle Migrazioni”.

La scelta genovese, ha spostato il focus dell’esposizione dall’inflazionato binomio mare-navi, al legame fra il mare e l’uomo. Considerato in questa prospettiva, il sempre attuale tema delle migrazioni, rivisitato con intelligenza e creatività, è diventato il principale valore aggiunto del museo ligure e il suo principale “asso nella manica” rispetto agli altri musei marinari del Mediterraneo.

“Un viaggio per mare alla scoperta del passato per comprendere il presente”: lo slogan introduttivo sintetizza con efficacia le caratteristiche del terzo piano del MuMa: 1.200 mq e 40 postazioni multimediali che il visitatore percorre fra plastici e variopinte ricostruzioni di ambienti.

Quella che il MuMa offre è una sorta di variopinta messa in scena del percorso geografico e umano che in passato ha condotto gli emigranti italiani fino alla Boca di Buenos Aires, ai villaggi rurali della foresta brasiliana e alla lontana e ormai mitica Ellis Island negli U.S.A. Un percorso di cambiamenti e trasformazioni che trova una puntuale corrispondenza anche nel presente.

Il legame fra passato e presente – rispetto al quale il mare si colloca come trait d’union privilegiato – è anche alla base della mostra “Le Cinque Terre ritrovate”, in cui Antonio Barrani, pittore di Vernazza, traduce in forme e colori la tenacia e lo spirito di iniziativa che ha consentito a una delle principali “calamite turistiche” della Liguria di risollevarsi dalla disastrosa alluvione dell’autunno scorso.

Passato e presente, ma soprattutto il rapporto tra l’uomo e il mare: il museo genovese ha saputo trovare il segreto del successo attestandosi come un unicum all’interno del panorama museale italiano italiano e non.

 

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