Isole Tremiti: il TAR sospende le trivellazioni

di 8 Ottobre 2012Ambiente

La recente sentenza del Tar del Lazio, sezione II bis, ha stabilito che, nei i fondali marini al largo delle coste di Abruzzo, Puglia e Molise, si sospendano le trivellazioni alla ricerca di idrocarburi, perché avrebbero gravi conseguenze sull’ecosistema delle Isole Tremiti (parte integrante del Parco Naturale del Gargano) e, più in generale, del mare Adriatico.

È una sentenza ricca di implicazioni, quella con cui il Tar del Lazio ha annullato due Decreti che, a partire dalla primavera 2011, avevano sollevato una serie di proteste a livello locale, provocando la discesa in campo dei cittadini e delle associazioni ambientaliste delle regioni Abruzzo, Puglia e Molise e delle province di Foggia e Campobasso. I due Decreti (datati rispettivamente 23 marzo e 23 maggio 2011) sancivano di fatto la “compatibilità ambientale” della prima fase di ricerca di idrocarburi, riconosciuta alla Petroceltic Italia Srl nei fondali dell’Adriatico meridionale.

L’impatto prodotto dalla realizzazione dei lavori sull’ecosistema adriatico sarebbe stato disastroso principalmente per due motivi: la vicinanza alle Isole Tremiti (parte integrante del Parco Naturale del Gargano) e l’uso della tecnica dell’air gun.

L’air gun è una modalità di ispezione particolarmente invasiva, che consiste nello sparare in direzione dei fondali marini bolle di aria compressa che – di rimando – restituiscono onde riflesse dalle cui caratteristiche è possibile desumere l’eventuale presenza di idrocarburi nel fondale. Una tecnica efficace dal punto di vista industriale, ma che, a livello ambientale, implica alcuni preoccupanti effetti collaterali, fra i quali la morte di pesci e crostacei e la perdita dell’udito degli stessi, con gravi problemi di orientamento per questi animali.

L’importanza della sentenza del Tar del Lazio è importante non è solo per le dirette implicazioni ecologiche, ma anche per quelle – più ampie – relative al diritto ambientale. 

L’abolizione dei due decreti, infatti, è stata giustificata dal tTibunale laziale in base a due motivazioni strettamente connesse: il fatto che i Decreti fossero stati emanati senza l’approvazione della Regione Puglia e la concomitante omissione di pubblicazione della notizia su un quotidiano pugliese di diffusione regionale.

Informazione e partecipazione della cittadinanza vengono, quindi, sanciti quali principi fondamentali e conditio sine qua non che sta alla base del diritto ambientale.

 

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