Idrogeno, l’alba di un mondo senza CO2

By 17 Giugno 2020 Luglio 13th, 2020 Ambiente
Un clima più pulito potrebbe passare anche dall'adozione di motori a idrogeno per la mobilità sostenibile del futuro

La mobilità sostenibile vede nel motore a idrogeno un elemento chiave per l’energia. Ma perché sia davvero così anche l’idrogeno deve essere verde.

 

A partire dall’annuncio dell’arrivo dei treni con motore a idrogeno anche in Italia e della produzione delle prime auto a idrogeno in Giappone, si parla molto di questo elemento, legato al concetto di mobilità sostenibile come fonte di energia alternativa.

L’idrogeno, termine composto da due parole greche che letteralmente tradotte significano ‘generatore d’acqua’, nella sua combustione infatti non genera CO2 o fumi nocivi per l’ambiente, ma vapore acqueo.

Un suo primo impiego nella mobilità è documentato nel tragico disastro del Hendinburg, nome del più grande dirigibile mai costruito, 1937. La Germania nazista, spinta dalla carenza di elio dovuta all’embargo statunitense, decise di impiegare l’idrogeno per far volare il proprio dirigibile. Questo elemento era addirittura più leggero dell’elio ma non era inerte, infatti bastò una scintilla per ridurre l’aeromobile in fumo e cenere. Quello fu l’anno che segnò il declino degli aerostati, ma fu anche l’inizio di utilizzo di un elemento oggi considerato chiave nello sviluppo di energie alternative.

In Europa

Già da qualche anno in Europa hanno iniziato a circolare treni alimentati ad idrogeno. Stati come il Giappone hanno già prodotto e commercializzato auto a idrogeno e si stanno sviluppando sempre di più mega-progetti per la produzione di tale combustibile, ai quali partecipano anche grosse compagnie petrolifere. Questa massiccia mobilitazione nasce dal disperato bisogno di trovare un sostituto valido ai carboni fossili, in particolare al gasolio.

Ormai l’orientamento verso l’innovazione energetica che non causi danni alla natura sembra una proficua regola dettata dal buon senso, oltre che da chiari obiettivi comuni intrapresi dalle varie nazioni che mirano a ridurre drasticamente, se non portare a zero, le emissioni di CO2 entro il 2050.

Il motore a idrogeno è davvero la soluzione più sostenibile per vedere l’alba di un pianeta senza CO2?

Facciamo un po’ di chiarezza. L’idrogeno è l’elemento più diffuso nell’universo, tuttavia è quasi totalmente assente nel nostro pianeta nella sua forma base (H2) e si presenta combinato con altri elementi, come l’acqua (H2O). Una delle più grandi sfide riguardo questo combustibile è proprio il metodo col quale viene dissociato dagli altri elementi.

Infatti, affinché il tutto possa essere considerato a “impatto zero” o comunque “verde”, anche l’idrogeno impiegato nei trasporti o nelle industrie deve essere estratto impiegando energie rinnovabili, come l’eolico o il solare (a cui è stato dedicato ampio spazio sul nuovo numero della rivista L’EcoFuturo). Ad oggi, il 96% dell’idrogeno prodotto nel mondo proviene ancora da fonti fossili (esempio il metano) attraverso un procedimento detto reforming degli idrocarburi. Quest’operazione comporta però il rilascio di CO2 nell’atmosfera. Ma si stanno sviluppando altri molti modi per ottenerlo, tra questi, l’elettrolisi alimentata da fonti rinnovabili come l’eolico e il fotovoltaico.

Mega progetti

Tra le grandi sfide in Europa in questa direzione c’è il NortH2. Si tratta di un progetto olandese – di cui si è resa partner cruciale anche la Shell – che entro il 2040 sfrutterà la bellezza di 10 GW prodotti da pale eoliche per estrarre 800.000 tonnellate di idrogeno verde, sostenibile, ogni anno. Il progetto contribuirà alla riduzione annuale di 7 megaton di CO2 emessi nell’atmosfera.

Di mega progetti simili se ne sono stati avviati anche in Germania, Francia, Australia, USA, e sembra che sia solo l’inizio. È una grande scommessa, perché la transizione energetica non si farà da sola, essa richiede audacia e azione, non c’è più tempo da perdere.

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